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	<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 22:29:09 +0000</pubDate>
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		<title>SETTEMBRE 2010 - DIARIO DI MISSIONE</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 22:20:43 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Diario di Missione]]></category>

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		<description><![CDATA[Bondo 1 settembre 2010
Carissimi,
bruciati ormai i due mesi di vacanza, pian piano dai villaggi più lontani cominciano ad arrivare i ragazzi delle Scuole.
Stamattina, qui a Bondo, sono iniziate le iscrizioni nei vari Istituti della città.
Oltre alle Scuole elementari, pubbliche e private, c’è un buon numero di scuole secondarie e tecniche. Sulla qualità dell’insegnamento ci sarebbero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><em>Bondo 1 settembre 2010</em></p>
<p><em>Carissimi,</em><br />
bruciati ormai i due mesi di vacanza, pian piano dai villaggi più lontani cominciano ad arrivare i ragazzi delle Scuole.<br />
Stamattina, qui a Bondo, sono iniziate le iscrizioni nei vari Istituti della città.<br />
Oltre alle Scuole elementari, pubbliche e private, c’è un buon numero di scuole secondarie e tecniche. Sulla qualità dell’insegnamento ci sarebbero tante cose da sistemare in meglio; ma almeno ci sono delle realtà d’aggregazione per i ragazzi.  Lunedì prossimo, sei settembre, si ricomincia un’avventura che ha degli aspetti un po’ tragici e un po’ eroici. Gli studenti hanno pochi giorni di tempo per assicurarsi un posto nelle scuole migliori; poi, a causa del numero alto di candidati, corrono il rischio di essere rifiutati. Come il solito, i più forti dal punto di vista economica e culturale sono già piazzati. I più deboli, i poveracci meno dotati, sono magari ancora bloccati a lavorare nei campi, da genitori analfabeti e insensibili che non sanno procurare ai ragazzi neppure i quaderni e la divisa scolastica. Poi, dato che il Governo è assente in modo vergognoso, bisogna trovare il materiale necessario per far funzionare le scuole: dai libri di testo per i maestri, ai quaderni di preparazione, ai gessi bianchi e colorati, ai contributi per integrare i magri salari degli Insegnanti.<br />
E tutto questo sulle spalle di gente che nella gran maggioranza non ha un lavoro e un salario regolare: ma solo la zappa e il machete.<br />
Stamattina è venuta mamma Damboli, una vedova con tre figli da inserire nelle scuole elementari. Poi una nonna, con una nipotina tutta spaesata; poi un paio di giovanotti…tutti alla ricerca di un “qualsiasi lavoro” per pagare le tasse e i contributi necessari per la Scuola. Come già l’anno passato, prevedo che nei prossimi giorni ci sarà un’ondata di casi urgenti e disperati: è dovremo recuperare una soluzione che rispetti la loro dignità e il principio sacrosanto che ognuno “faccia quello che può” prima di chiedere aiuto alla Chiesa. La formula delle “Borse di Lavoro” si è rivelata efficace e mi piacerebbe ripeterla ancora quest’anno.<br />
Intanto stiamo gustando i frutti preziosi dell’anno scolastico passato. Pieno successo della Scuola di Recupero e Alfabetizzazione per adulti, l’Istituto Nkiere, che sosteniamo in modo particolare. Su quattordici candidati finalisti per l’Esame di Stato (equivalente alla nostra maturità) ben dodici hanno superato positivamente la prova. Immaginate la gioia e la soddisfazione dei professori, “volontari” che offrono i loro servizi nel pomeriggio e per salario si devono accontentare dei contributi degli studenti. Probabilmente questi risultati positivi<br />
incoraggeranno altri adulti a recuperare una formazione interrotta per tanti motivi: maternità impreviste, malattie, spostamenti famigliari. A quest’Istituto offriamo due cose essenziali: testi scolastici con i programmi ufficiali dello Stato e banchi, nuovi, solidi e confortevoli. Per noi europei cose scontate; ma qui, dopo anni d’enormi disordini sociali e violenze che hanno distrutto le strutture scolastiche, si tratta di vantaggi preziosi che molte scuole attendono da anni.<br />
L’Istituto Nkiere se li merita alla grande. Pensate che la maggior parte degli studenti sono adulti con famiglie da mantenere, contadini impegnati duramente, mamme magari con tre o quattro figli già avviati alle scuole elementari.<br />
Altro successo prezioso: l’Istituto Tecnico medico ha sfornato quattro nuove Infermiere, mettendo sul mercato braccia preziose per un lavoro delicato su un territorio enorme come il nostro.<br />
Le cifre vi faranno sorridere: ma per noi sono risultati preziosi! Anni di sacrifici a volte davvero pesanti sono necessari, sia per gli studenti sia per le famiglie, per arrivare fino al termine degli studi. Troppi candidati non ce la fanno. Tenere viva e funzionante una Scuola del genere è impresa assai difficile. Trovare gli Insegnanti qualificati, la documentazione scientifica necessaria, gli strumenti tecnici appropriati e un numero di studenti adeguato, non è facile. La Preside è Suor Teresa Undolani, con una grand’esperienza e una formazione professionale arricchita da vari corsi fatti in Italia. Da alcuni anni realizza questo miracolo. Nella nostra Provincia del Basso-Uele, l’Istituto Tecnico Medico di Bondo è l’unico sopravvissuto in una situazione sociale ed economica assai difficile. Speriamo che resista.</p>
<p>Infine un altro dono speciale per la nostra Diocesi.<br />
Il quindici agosto, nella Missione di Bili, distante da Bondo oltre duecento chilometri, il Vescovo ha ordinato un nuovo sacerdote e due Diaconi. Una festa memorabile per quella Comunità che ha celebrato con gioia immensa la consacrazione di tre giovani per il servizio ecclesiale.  Il progetto ambizioso della Chiesa Africana di rendersi progressivamente autosufficiente nel settore del personale avanza lentamente! Le Vocazioni sacerdotali e religiose, almeno per ora, non mancano. Ma nel settore economico le cose sono più complesse. Ciò che rende il cammino difficile e lento è il peso enorme delle strutture che si sono sviluppate durante gli anni dell’occupazione coloniale. La Chiesa missionaria di allora è venuta in Africa con mezzi e personale abbondanti, creando un complesso d’istituzioni sproporzionate rispetto allo scopo essenziale di testimoniare e annunciare il Vangelo di Gesù.<br />
Come dice criticamente il mio amico Alex Zanotelli, la Chiesa, sia Cattolica sia Protestante, si è comportata spesso come una “multinazionale della Carità”, capace di anticipare e sostituire la presenza dello Stato. Ma a rischio di offuscare il suo mandato principale e la sua vera identità di “sale e lievito” di un mondo nuovo.<br />
Il sostegno politico ed economico dell’Amministrazione coloniale ha permesso, fino agli anni sessanta, di realizzare strutture ecclesiali, sanitarie e scolastiche che, al momento dell’indipendenza, si sono rivelate eccessivamente pesanti per gli africani.<br />
Adesso la giovane Chiesa Africana fa un’enorme fatica a gestire l’eredità del passato.<br />
A noi Missionari è chiesto di dare una mano in questa delicata fase di passaggio verso il futuro; d’essere compagni di cammino discreti e pazienti. Di cercare insieme con i sacerdoti locali, con i catechisti, con i maestri e tutti gli agenti pastorali, delle proposte e delle strade nuove.<br />
Si tratta di un impegno che a noi Missionari chiede l’umiltà grande del seme disposto a morire sotto terra, o della pietra che sparisce nelle fondamenta… la disponibilità a occupare posti difficili e delicati, lasciando alle prossime generazioni la gioia di gustare i frutti.<br />
Oppure, come dicevano i Vescovi già al Sinodo del 1974, di lasciare il volante ai nostri fratelli africani. Con l’immancabile brivido di chi, con buona esperienza di guida, vede i rischi e i pericoli e vorrebbe evitarli per sé e per loro.<br />
Un caro saluto a tutti.<br />
P. Gianni</p>
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		<title>GIUGNO 2010 - DIARIO DI MISSIONE</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 11:30:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Diario di Missione]]></category>

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		<description><![CDATA[     
 
  
  
Bondo, 1 giugno 2010
 
Carissimi, 
con la Pasqua ormai alle spalle e una serie di feste una più bella dell’altra: Pentecoste, Corpus Domini e Cuore di Gesù che si susseguono in queste settimane, cerco di aggiornarvi con alcune buone notizie.
            La prima riguarda la mia salute, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><meta name="Titolo" /> <meta name="Parole chiave" /> <meta http-equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8" /> <meta name="ProgId" content="Word.Document" /> <meta name="Generator" content="Microsoft Word 11" /> <meta name="Originator" content="Microsoft Word 11" /></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align: right" align="right"><em>Bondo, 1 giugno 2010<o:p></o:p></em></p>
<p class="MsoNormal"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--><o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal"><em>Carissimi, <o:p></o:p></em></p>
<p class="MsoNormal">con la Pasqua ormai alle spalle e una serie di feste una più bella dell’altra: Pentecoste, Corpus Domini e Cuore di Gesù che si susseguono in queste settimane, cerco di aggiornarvi con alcune buone notizie.</p>
<p class="MsoNormal"><span>            </span>La prima riguarda la mia salute, che è fondamentale per un missionario in Africa. Il mio santo e saggio fondatore, <em>Daniele Comboni</em><span style="font-style: normal">, rientrava spesso in Italia per ritemprarsi e per ricaricare l’entusiasmo dei suoi amici sparsi in tutta Europa. Noi cerchiamo di resistere almeno tre anni; ma, sento ormai che, se ci rimani a lungo, soprattutto ad una certa età, l’Africa ti divora.</span></p>
<p class="MsoNormal">Ogni tanto mi arriva qualche SMS un po’ preoccupato: <em>“Ma stai veramente bene? Quando verrai in vacanza?” <span> </span></em><span style="font-style: normal">Provo a rispondere onestamente. Adesso sto meglio, quasi bene. Diciamo che ho avuto un periodo difficile. Anzi molto duro. Ma per un missionario serio fa parte del contratto. Non avevo più forze; dopo un’ora di attività, anche leggera, dovevo buttarmi sul letto per recuperare un minimo di energie… mi sentivo sempre stanco! Alcuni esami clinici hanno evidenziato una<span>  </span></span><em>“malaria tifoidea”</em><span style="font-style: normal"> che probabilmente mi portavo addosso da lungo tempo. Adesso che ne sono quasi completamente libero, posso dire che è stata un’esperienza assai pesante, ma preziosa per capire meglio il comportamento di tanta gente che mi sta attorno. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>            </span>Se io con tutte le medicine e il buon nutrimento disponibile ci ho messo così tanto per venirne fuori, posso immaginare la sofferenza di chi non ha i mezzi per curarsi, né una famiglia che lo sostenga, e deve per forza lavorare per sopravvivere. Sto imparando ad essere meno severo nel giudicare chi verso le dieci del mattino, dopo aver iniziato la giornata a stomaco vuoto, scivola volentieri all’ombra di un’acacia, invece di smanettare con la cazzuola o con la zappa. Malaria e fame sono brutti compagni di strada.<span>  </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>            </span>A proposito di una certa età, ho il piacere di ricordare ai miei amici che il prossimo 4 giugno compio 70 anni. Mi fa una certa impressione leggere le note della Bibbia che dice. <em>“Settanta la vita di un uomo, ottanta per i più forti…”! <o:p></o:p></em></p>
<p class="MsoNormal"><em><span>            </span></em><span style="font-style: normal">Lascio al Signore il compito di collocarmi nel gruppo che crede. Intanto cerco di resistere con amore in questo angolo di Africa dove mi sforzo di seguire le sue tracce. Lo ringrazio del dono prezioso di questa già lunga esistenza, del dono pazzesco della vocazione Missionaria, della moltitudine di persone che ho incontrato nel mio cammino per il Mondo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>            </span>Con queste lettere cerco di farvi conoscere alcuni aspetti della mia vita, e<span>  </span>manifestarvi la mia amicizia e la mia riconoscenza. Ogni giorno poi, su quella mensa dove il <em>“Pane viene spezzato per la Vita di tutti” </em><span style="font-style: normal">vi ricordo e mi metto in comunione con voi. E, in effetti, la Missione che sto portando avanti ha la firma anche dei vostri mille gesti di amore e di solidarietà.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 35.4pt"><span> </span>Grazie e forza a tutti!</p>
<p class="MsoNormal"><span>                       </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>            </span><span>            </span>*****<span>                                       </span>*****<span>                                               </span>*****</p>
<p class="MsoNormal"><span>            </span>Da un paio di settimane abbiamo con noi una delegazione di medici Italiani e della Caritas di Treviso, venuti per constatare i lavori della costruzione e incoraggiare il completamento di</p>
<p class="MsoNormal">un’ opera bella e preziosa: un piccolo Ospedale Rurale, che sarà gestito dalla Diocesi di Bondo, nel quadro generale della Sanità Congolese. Il Progetto nato nel 2007 come scambio fra la Chiesa di Treviso e quella di Bondo, nel mese di dicembre scorso ha ricevuto dal Governo Italiano un prezioso sostegno con l’invio di un Tecnico Volontario. In sei mesi si sono recuperati anni di incertezze e di ritardi. Ormai siamo alla fine della prima fase, con la struttura muraria completata. La seconda fase, che prevede ancora tanti aspetti importanti: porte e finestre, luce, acqua, cucine, servizi e tutte le attrezzature sanitarie adeguate, richiederà ancora tempi e mezzi notevoli. Speriamo che il tecnico, Beppe Solfrini, un simpatico romagnolo che ha girato mezzo mondo, possa ritornare per una seconda “missione” e magari per la fine dell’anno a Bondo ci sarà una nuova struttura sanitaria con il simpatico nome di “<strong><em>Ntongo Etani”,</em></strong><span style="font-weight: normal; font-style: normal"> che significa <span> </span></span><em>“Il Mattino si è illuminato”!<o:p></o:p></em></p>
<p class="MsoNormal"><em><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--><o:p></o:p></em></p>
<p class="MsoNormal"><em><span> </span><span> </span></em><span style="font-style: normal">A opera finita e attrezzata, la gente non dovrà prendere l’aereo e andare a oltre 500 kilometri, a Kisangani, la capitale della provincia, per una radiografia od una semplice ecografia. Il sogno degli animatori iniziali del Progetto, (un paio di medici, Mario e Sara ed un Architetto, Roberto), sarebbe quello di realizzare una catena di medici competenti nelle varie specialità in grado di offrire alla gente quelle cure fondamentali che cambierebbero la loro vita già così dura per tanti aspetti….Ma si tratta di un sogno difficile da realizzare. Bondo è fuori dal mondo. Solo per arrivarci<span>  </span>è un’impresa che richiede tempi e mezzi notevoli. Ricordo che io stesso, per raggiungere Bondo da Kinshasa, ho impiegato 18 giorni: tempi enormi e inaccettabili anche per i nostri medici europei più generosi.<span>  </span>Ben presto si dovrà affrontare poi una sfida enorme:<span>  </span>come fare arrivare i macchinari preziosi e necessari. L’unica ragionevole soluzione sarebbe l’aereo; ma con prezzi da capogiro. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 35.4pt">E dire che basterebbe <em>uno, un solo volo</em><span style="font-style: normal"> di quegli aerei che trasportano carri armati e soldati a fare assurde operazioni militari in oriente;<span>  </span></span><em>un solo volo,</em><span style="font-style: normal"> e la vita di migliaia di persone potrebbe cambiare radicalmente.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>            </span>Che non ci sia qualche generale in pensione con esperienza e tempo da inventare una <em>“Operazione: Mattino Illuminato”</em><span style="font-style: normal"> nel cuore dell’Africa? Se li conoscete provate a farli sognare.</span></p>
<p class="MsoNormal"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--><o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal"><span>            </span><span>            </span>*****<span>                                          </span>*****<span>                 </span><span>                                </span>*****<o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal"><span>            </span>Da un paio di mesi è rientrato dall’Italia il nostro fratello Tony Pianini, il famoso costruttore di ponti nella nostra Zona. Il tempo di guardarsi attorno e subito si è rituffato in questa impresa che rimane forse una delle più importanti della collaborazione della Chiesa con il Paese reale, con i bisogni della gente. Senza ponti solidi non si passa. Né per annunciare il Vangelo e neppure per evacuare i prodotti della popolazione. Ma per fare i ponti ci vuole il cemento. Pensate all’assurdità che stiamo vivendo. Per acquistare il cemento bisogna andare fino a 380 kilometri da Bondo, a Bumba, un porto sul grande fiume Congo, dove arrivano i battelli da Kinshasa.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 35.4pt">Bisogna andarci in moto, perché la strada e i ponti sono impraticabili. Ma per il trasporto bisogna organizzare delle autentiche spedizioni con le biciclette. Ognuna trasporta due o perfino tre sacchi….pensate, fino a 100/150 kili! Un Viaggio che dura da 6 a 10 giorni e porta il costo di un sacco di cemento, qui a Bondo, a 57 dollari…Ma è mai possibile che i poveri siano strangolati anche sui materiali essenziali per il loro minimo sviluppo?</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 35.4pt"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--><o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 35.4pt">*****<span>                                                     </span>*****<span>                                                    </span>*****</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 35.4pt">Stiamo per raccogliere le arachidi e il mais seminati nel mese di febbraio nelle due piantagioni che abbiamo sviluppato da un anno a questa parte. Tra le piante di caffè e di palme da olio e di Jatropha, che sono attualmente ancora piccole, c’è spazio per alcune culture preziose per la vita di ogni giorno. Se la pioggia continua bene, come è stato fin’ora, sarà una buona stagione. Farò il possibile per raccontarvi e documentarvi questo progetto che, attraverso il lavoro della terra, permette a un sacco di gente, e a un bel gruppo di studenti, di superare momenti difficili nel loro cammino quotidiano.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 35.4pt">Anche qui siamo ormai in clima di esami. E di colpo gli studenti si sono fatti seri e concentrati. <span> </span>Parecchi si inventano dei “ritiri” speciali di gruppi di studio. Il loro sogno è un diploma di stato per avere aperta la strada all’Università.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 35.4pt">Ma il Congo, che il 30 giugno celebra 50 anni di indipendenza, fa un po’ fatica a concretizzare i sogni delle sue nuove generazioni. Noi, senza illusioni, ma con amicizia cerchiamo di camminare insieme.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 35.4pt">Ciao a tutti e a presto. Vostro p. Gianni<o:p></o:p></p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>SANTA PASQUA 2010</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 22:02:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Diario di Missione]]></category>

		<category><![CDATA[Lettere Pasqua]]></category>

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		<description><![CDATA[     
 
  
  PANE SPEZZATO…. CONDIVISIONE e RICERCA sulle strade della MISSIONE
Bondo, Pasqua 2010     
 Carissimi,abbiamo vissuto gennaio e febbraio intensi oltre misura per quanto riguarda l’organizzazione della Diocesi. Il vescovo, giovane e pieno di entusiasmo, ci ha messi tutti in uno stato di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><meta name="Titolo" /> <meta name="Parole chiave" /> <meta http-equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8" /> <meta name="ProgId" content="Word.Document" /> <meta name="Generator" content="Microsoft Word 11" /> <meta name="Originator" content="Microsoft Word 11" /></p>
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<p>  <!--StartFragment-->PANE SPEZZATO…. CONDIVISIONE e RICERCA sulle strade della MISSIONE</p>
<p><em>Bondo, Pasqua 2010</em><meta name="Titolo" /> <meta name="Parole chiave" /> <meta http-equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8" /> <meta name="ProgId" content="Word.Document" /> <meta name="Generator" content="Microsoft Word 11" /> <meta name="Originator" content="Microsoft Word 11" /></p>
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Per tutto il mese di gennaio ha voluto i suoi sacerdoti accanto a sé. Per incoraggiarli e per formarli ad una visione moderna del lavoro pastorale, nonostante siano sparsi in varie parrocchie in contesti difficili, in piena foresta, a distanze enormi e con mezzi di trasporto ridotti al minimo: moto e biciclette. Ha avuto il coraggio di impostare una pastorale centrata sulla responsabilità di ciascuno; ha creato commissioni di lavoro e di riflessione che coinvolgono ciascuno di noi secondo la propria esperienza e le proprie capacità.<br />
No ha paura di un passato doloroso, e invita tutti a guardare avanti, a trovare energie e risorse per affrontare i gravi problemi della nostra gente.<br />
Adesso abbiamo fra le mani un Piano pastorale che farebbe invidia a qualsiasi Diocesi europea o americana, con obiettivi e strategie ben definite, previsioni e priorità che cercano di orientare le poche energie a disposizione. Ma questo è il grosso problema che ci preoccupa:  sfide ecclesiali economiche e sociali da capogiro e persone e mezzi estremamente limitati. E di fronte a noi un mondo giovane che avanza…e che ha bisogno di proposte positive dopo anni di disordini e guerre che hanno messo il Paese in ginocchio.<br />
La generazione attuale di ragazzi che, attraverso la scuola e la radio, intravedono e sognano la possibilità di un Mondo migliore rispetto alla dura realtà che li circonda, stanno vivendo una fase di  relativa calma sociale; ma non possono avere le cose fondamentali che ogni giovane di questo mondo si aspetta di trovare sul suo cammino: una buona educazione, spazi di attività e di aggregazione, un po’ di svago e di sport, …<br />
Cose semplici, ma per ora fuori dalla loro portata. Studiare è un’impresa che pesa fortemente sulla famiglia, lo Stato è assente, si limita a dare un misero salario agli insegnanti, come  a tutti i suoi funzionari. A tutto il resto, strutture e attrezzature fondamentali, deve provvedere la Scuola: cioè, la famiglia cui la Scuola comunque si rivolge con richieste sistematiche di tasse e contributi vari. Molti non ce la fanno. Tanti ragazzi si perdono per strada.<br />
Accanto alle sfide dell’educazione mettete anche quelle fondamentali della salute e del lavoro e avete un’idea di come stanno le cose. A parte l’attività agricola, la maggioranza assoluta della gente non ha un lavoro da reddito fisso.<br />
Quindi disponibilità di denaro ridottissima. Anche se non si può dire che a Bondo ci sia la fame, la vita della gente è dura. Colmo dell’ironia, il fatto che nella zona Amministrativa di Bondo esistano parecchie miniere artigianali di oro e di diamanti, quindi una ricchezza oggettiva, ha portato i prezzi dei beni fondamentali a livelli esagerati. La vita costa più cara che nella città di Kisangani, la capitale della Provincia.<br />
All’Ospedale magari salvano la vita di una persona… ma sparano fatture che gettano la famiglia in debiti pesantissimi. Giorni or sono un marito disperato è venuto a dirmi: “Padre, vieni a dare l’estrema unzione a mia moglie…ha una peritonite acuta…non ho i soldi per l’ospedale. La porto dalla sua famiglia a morire in pace!”  Naturalmente ho reagito come di dovere… ho sostenuto l’operazione in extremis… e spero che la donna si salverà. Ma quante altre<br />
persone se ne vanno silenziosamente?<br />
Ci domandiamo spesso cosa potremmo fare per vincere questo cerchio di reale schiavitù economica e sociale nella quali si trova la nostra gente. Non bastano carità e aiuti esterni. Ci vorrebbero grossi interventi strutturali che permettano alla società di decollare. Ma se lo Stato è assente non possiamo farci illusioni: alla popolazione non resta che lottare con le proprie forze per sopravvivere.<br />
E a noi che condividiamo questa realtà. la sfida immensa di aprire la coscienza e la mente della gente perché si rendano conto della situazione.<br />
Ecco perché in questo tempo di Quaresima mi capita spesso di riflettere sulla figura biblica di Mosè. Vi ricorderete che Yahweh (il Dio dei suoi antenati) lo aveva scaraventato in un’avventura pazzesca: condurre fuori dall’Egitto un’accozzaglia di gente schiava del Faraone, guidarla verso la terra della libertà e aiutarla a diventare addirittura il Popolo prediletto e Santo.<br />
E’ la Storia della Salvezza e della Liberazione dell’Umanità. Una Storia faticosa e sofferta. Che in più momenti ha portato Mosè fino al limite dello scoraggiamento di fronte alle sbandate del popolo, alla sua insensibilità, ai suoi tradimenti, alla sua durezza di cuore. Per fortuna Mosè ha resistito fino a portare Israele sulla soglia della terra Promessa. Ma che fatica.<br />
Questa mi sembra sempre più  anche la storia che stiamo vivendo con la nostra gente. Condizionata da tradizioni secolari di individualismo, paura della novita&#8217; e del cambiamento, convinta soprattutto del vantaggio immediato e poco disposta a sacrificarsi per gli altri, la nostra gente fa fatica a “crescere”, a impegnarsi per un vero sviluppo integrale.<br />
Per di più ci sono tanti Faraoni che condizionano l’esistenza del nostro popolo e ne impediscono la liberazione culturale ed economica. Ce ne sono tanti, ben conosciuti a livello nazionale e provinciale. Altri a livello locale. Ma ce ne sono altri ancora, senza nome e senza volto che controllano il suo destino nelle pieghe del sistema economico mondiale. Così il Congo vive la contraddizione assurda di essere una paese ricchissimo con una popolazione al limite della miseria.<br />
L’ infinita capacità di resistenza della nostra gente, la sua voglia di vivere, anzi di danzare la vita nonostante tutto, rischia di nascondere la gravità della situazione, alla lunga rischia di spegnere la sua capacità di ribellarsi all’ingiustizia e alla corruzione diffusa nel tessuto delle istituzioni pubbliche. Nell’ambito della nostra missione abbiamo un compito ben difficile davvero, quello di  cercare insieme, come popolo “già amato e liberato da Dio” la strada per una totale liberazione da tutti i piccoli e i grandi faraoni che l’opprimono.</p>
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<p><strong>Corso Formazione Catechisti.</strong><br />
Dovevano essere almeno quaranta, ma ne sono arrivati solo 20! La ragione fondamentale è che il mese di gennaio è tradizionalmente dedicato alla preparazione dei campi; un lavoro che dura, a singhiozzo per un paio di mesi; ma che a gennaio tocca i momenti più delicati: il sole tremendo di questa stagione, secca alberi e sterpaglia tagliata già a dicembre, e li prepara per essere bruciati prima della semina. Non si può sbagliare nella preparazione dei campi. I catechisti sono dei volontari a servizio della Comunità. Non hanno un salario. Dedicare oltre un mese alla loro formazione in un periodo così importante per la vita delle loro famiglie è stata una scelta generosa nei confronti della Comunità, ma anche pesante per la loro economia familiare. Dopo aver consultato il vescovo, abbiamo deciso di offrire loro un piccolo aiuto straordinario di quindici dollari a testa. Così, mentre essi continuavano i loro corsi di formazione, alcuni operai sono partiti  a tagliare i campi per le loro famiglie.</p>
<p><strong>Tornado fuori stagione.</strong><br />
E’ successo in piena stagione secca, anche se  è rarissimo che un tornado di quella violenza possa abbattersi sulla nostra zona che è praticamente tutta una grande foresta. Ma anche in Africa il clima è impazzito. Lo dice anche la gente semplice che pure non sa del grande dibattito che si svolge da tempo a livello mondiale a proposito dei cambiamenti climatici…<br />
Il fatto è che domenica 31 gennaio, nel pieno pomeriggio, la nostra cittadina di Bondo è stata investita da un tornado tremendo. E sono volati via, come tappeti volanti, i tetti di paglia di tante case della povera gente nei vari quartieri della città. Attraversata tutta la città, il tornado è arrivato nel centro di solidarietà e di accoglienza Elikya, dove da alcuni anni vengono accolte tante persone fragili che le famiglie non riescono o non vogliono curare. Qui si è sfiorata il dramma: oltre al tetto della casa principale, scoperchiata completamente, il vento ha scardinato le “tolle di zinco” (onduline) di una seconda casa dove sono alloggiati alcuni ospiti anziani e debilitati, facendo crollare gran parte dei muri di una fiancata. Per un vero miracolo solo due persone sono rimaste ferite leggermente! Ma il danno è stato enorme per la piccola Comunità.</p>
<p><strong>Presenze preziose</strong><br />
Siamo alla  fase avanzata della esecuzione di un progetto che la Diocesi di Bondo, sostenuta dalla Diocesi di Treviso, dalla Regione Veneto e dal Governo Italiano hanno messo insieme in questi anni. <strong>Giuseppe Solfrini</strong>, un giovane e dinamico volontario della Cooperazione Italiana è venuto a completare la costruzione dell’Ospedale <em>“Ntongo Etani”</em>: un nome simbolico che significa <em>“il mattino si è illuminato”</em>. Se tutto va come previsto avremo presto un Centro di salute concepito in modo semplice e moderno, in grado di offrire servizi di qualità e accogliere eventualmente  dei medici esterni specialisti. Una perla preziosa per tutto il nostro territorio, e per una popolazione di oltre centomila abitanti.<br />
Inoltre, nella nostra Comunità, a metà gennaio è arrivato <strong>Giovanni Ciapponi</strong>, un laico missionario che sta girando mezzo mondo ad aiutare i missionari valtellinesi. Problemi tecnici e impianti elettrici e idraulici che aspettavano da anni di essere messi in azione, sono stati risolti con grinta e fantasia. Giovanni ha un cuore d’oro e lavora come un treno; ma non riesce ad accettare il ritmo “ridotto” dei nostri lavoratori locali; per lui è una grossa sofferenza.</p>
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<p><strong>I vostri doni del 2009</strong><br />
Anche quest’anno i doni di Pane Spezzato, tra Verona e Sondrio, hanno superato i 30.000 dollari che abbiamo distribuito secondo un’esperienza collaudata: basandoci su contatti personali e piccoli progetti mirati. Dalla Procura mi arrivano i rapporti dettagliati con i vostri nomi e indirizzi… purtroppo da qui non posso scrivervi tramite la Posta. Se mi mandate una piccola nota via E-mail sono felicissimo di dialogare con voi.<br />
Ecco una piccola sintesi di come abbiamo destinato i vostri doni: ci sono le<strong> Borse di Studio</strong> (<em>con candidati del Burundi; Malawi-Zambia e Congo</em>). Ci sono i ragazzi più poveri e disprezzati della capitale Kinshasa, seguiti dal nostro<strong> P. Gaetano Manzi</strong>. C’è l’aiuto a <strong>Suor Antonia</strong> con un laboratorio per ragazze. C’è il sostegno ad un giovane Sacerdote inviato agli studi per poi guidare l’Amministrazione della Diocesi. C’è il sostegno ad un catechista-Animatore, che con la sua famiglia è stato inviato ad un Corso di Formazione di due anni a Bunia. Oltre alle emergenze e ai casi disperati che riusciamo ad affrontare, cerchiamo di sostenere persone e realtà che hanno una possibilità di crescita, che possono portare a un ulteriore servizio alla comunità, che possono moltiplicare il bene che ricevono.<br />
Poi c’è la nostra<strong> Missione di Bondo</strong>, alle prese con spese straordinarie per funzionare in un contesto geografico isolato dal resto del mondo: pensate che la maggioranza dei prodotti del mercato arrivano a Bondo trasportati da ciclisti che sono autentici eroi della strada. Li chiamano <em>“tolekisti”</em>; sono capaci di fare oltre 500 chilometri in due settimane carichi fino a 150/180 kilogrammi di materiale che varia da 6 casse di birra, a sacchi di sale o zucchero, a strumenti svariatissimi per la casa, a sedie di plastica e a tre sacchi di cemento.<br />
Il costo dei materiali di costruzione, ferro, cemento, sabbia e pietre, è salito al punto tale che il nostro <strong>Progetto della Casa di accoglienza</strong> ci verrà a costare il doppio del previsto (oltre 30.000 dollari) e cercheremo di realizzarlo in due anni, man mano che ci arriveranno gli aiuti necessari. In vista di ridurre i costi, abbiamo tentato una spedizione lungo il fiume per raggiungere il porto di Bumba sul fiume Congo; mettendo insieme trasporto via strada e via fiume con una grande zattera; ma i risultati non sono stati positivi come speravamo. Il vecchio Camion Fiat C 90 è tornato a casa dopo mesi, malconcio. Così pure la vecchia Land Cruiser e il trattore. Hanno tutti bisogno di una manutenzione straordinaria  che li rimetta in pista. Se troviamo i pezzi necessari, ripartiranno per altre imprese. Altrimenti pazienza…<br />
Intanto posso assicurarvi che centinaia di persone, soprattutto insegnanti, studenti e persone in difficoltà, hanno potuto trovare un sostegno prezioso con i vostri mille doni personali, ma soprattutto con il progetto: <em>“Borse di lavoro”</em> finanziato dalla simpatica <strong>Associazione “La Goccia”</strong> (quella dei Panettoni e delle Uova solidali).</p>
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<strong>E siamo agli auguri Pasquali.</strong><br />
Vorrei offrire a ciascuno di voi che ci accompagnate in questo servizio missionario le stesse parole preziose che l’Apostoli Pietro ha lanciato allo storpio che se ne stava presso la porta del tempio di Gerusalemme a chiedere l’elemosina a coloro che entravano. <em><strong>“Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, alzati e cammina!”.</strong></em><br />
Un dono che ha liberato un corpo e una vita bloccata da anni nella solitudine e nella tristezza.<br />
Soprattutto a tanti splendidi amici e parenti che sono ancora bloccati da una prolungata assenza di dialogo con quel Cristo che ha preso su di sé il nostro peccato e il nostro dolore e lo ha cancellato per sempre..<em><strong> “Amico, alzati e cammina”!</strong></em><br />
Magari avrai un po’ di paura o di disagio a <em>“spezzare il pane”</em> nella Comunita&#8217; dopo anni di latitanza. Ma non puoi immaginare la liberazione e la gioia di Pasqua se non butti via quelle assurde stampelle sulle quali tenti di costruire la tua felicità da solo; ma soprattutto se non ti lasci lavare dal sangue che<br />
sgorga da quel <strong><em>“Cuore squarciato dalla lancia”</em></strong>. Proprio per te!</p>
<p><em><strong>Forza amico! “Alzati e cammina”! Andiamo incontro al Signore Risorto!</strong></em><br />
Un grazie potente a tutti!  Buona Pasqua.<br />
<strong>p. Gianni</strong></p>
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		<title>Santo Natale 2009</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 11:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Diario di Missione]]></category>

		<category><![CDATA[Lettere Natale]]></category>

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		<description><![CDATA[Bondo, Natale 2009
Carissimi,
dopo oltre un anno dal mio arrivo a Bondo sono venuto a Kisangani, la terza città più importante del Congo, per riposare un pò, fare alcuni acquisti importanti, controllare la salute e passare alcuni giorni in preghiera speciale: quella che noi chiamiamo Esercizi Spirituali. Se tutti avessimo il coraggio di fermarci alcuni giorni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><em>Bondo, Natale 2009</em></p>
<p>Carissimi,<br />
dopo oltre un anno dal mio arrivo a Bondo sono venuto a Kisangani, la terza città più importante del Congo, per riposare un pò, fare alcuni acquisti importanti, controllare la salute e passare alcuni giorni in preghiera speciale: quella che noi chiamiamo Esercizi Spirituali. Se tutti avessimo il coraggio di fermarci alcuni giorni e fare i conti con noi stessi e con il Signore della nostra vita, penso davvero che  tanti falsi problemi si chiarirebbero, tanti<br />
sentieri contorti - come dice il Profeta Isaia - si raddrizzerebbero, tanti rapporti umani feriti da esperienze negative si risolverebbero, illuminati da una Parola che risuona forte in questi giorni: <strong>“Preparate la strada al Signore che viene…”.</strong><br />
A volte basta il coraggio del primo passo; poi il Signore stesso si apre una stada nel cuore delle persone.<strong> “Lasciatevi riconciliare, lasciatevi amare”</strong> - direbbe S.Paolo.<br />
Mentre scrivo questa tradizionale lettera di Natale, mi fermo a ringraziare il Signore per il dono della vita e per un cammino che si è fatto ormai assai lungo e che mi ha fatto incontrare tanta gente in vari Paesi del Mondo: dal Canada al Burundi, dall’Europa agli Stati Uniti e poi  allo “Zaire” (anni ’80).<br />
Dal Kenya, con la splendida esperienza di Korogocho; poi ancora in Italia e oggi in R.d. Congo. Il mio servizio nel Laicato missionario soprattutto dal 1996 al 2003, mi ha portato a fare qualche puntata veloce in altri paesi del Mondo, dall’Etiopia al Brasile, dall’Angola al Mozambico, dal Malawi allo Zambia, all’Egitto, al Sud Africa e alla Tanzania, facendomi incontrare realtà splendide e complesse del mondo della Missione.<br />
<strong>Tutto questo vagabondare per il Mondo per quale motivo?  “Per Amore, solo per Amore”!</strong><br />
Per amore di quel Gesù di Nazareth che per me ha dato la sua vita e mi ha chiesto di fare altrettanto per Lui e per la gente anch’essa alla ricerca di un senso alla propria esistenza.<br />
Bella sfida vivere per amore!  Chi ci ha provato lo può testimoniare.<br />
A sentire quanto la gente dice, quello che la musica canta, quello che riempie<br />
biblioteche immense di libri e racconti, la forza dell’amore è alla radice di tutto… ma che razza di amore? Amore che conquista, che compera, che incanta per possedere. Ma è un amore che non convince.<br />
Il Natale che stiamo per celebrare ci rivela il mistero di un amore ben diverso.<br />
<strong>“Da ricco che era… si è fatto povero con noi; carne come noi. Pane per essere spezzato e mangiato da tutti coloro che hanno fame di vita.”</strong>               *****            *****            *****<br />
Credevo che la realtà di Korogocho fosse una forma estrema di povertà: la degradazione umana causata dalla negazione di alcuni diritti fondamentali.<br />
Dall’abitazione (spesso baracche oscene, indadatte perfino agli animali); al cibo (a volte recuperato e riciclato dai rifiuti degli Hotels di Nairobi); alla droga e all’alcol, cercati per assopire la fame e l’amarezza del rifiuto sociale più duro: niente terra; niente spazio; niente lavoro; niente futuro. Ma se a Korogocho ho visto l’uomo ridotto a <em>“rifiuto”</em>, ho visto anche la sua fierezza interiore, la sua voglia di lottare e di ricercare sia nel Vangelo sia nella Comunità una via d’uscita. Adesso sono un pò perplesso e preoccupato. Qui a Bondo sto vivendo la scoperta di una povertà più assurda; la povertà di chi, pur vivendo in un contesto naturale privilegiato di foreste, fiumi, terra fertile, con acqua e sole in abbondanza, si adagia in una forma di pura sopravvivenza; si limita a calmare la fame di un giorno; ma non affronta le sfide della vita con la determinazione necessaria.<br />
A Bondo non si muore di fame. Ma di malaria e di infezioni varie sì! E di malattie che basterebbe poco a sconfiggere: un pò più di igiene e di prevenzione; un pò più di attenzione alla casa e al cibo.<br />
Quanti splendidi bambini di soli tre o quattro anni vengono bruciati in pochi giorni da anemie altrove perfettamente curabili. Qui troppo spesso si sente un ritornello pericoloso: <em>“Mbongo ezì tè”:</em> <strong>(Non ci sono i soldi).</strong><br />
La salute, l’educazione, la vita stessa di troppe persone dipende da quattro maledetti soldi difficili da trovare al momento giusto. Un tempo il cotone, il caffè, le banane e l’olio di palma portavano in casa qualche beneficio sicuro.<br />
Con la dittatura di Mobutu - durata oltre trent’anni, dal 1964 al 1997 - e successivamente durante dieci anni di guerre civili, lo Stato ha abbandonato il Paese ad una deriva disastrosa. Viviamo l’assurdo di un Paese ricchissimo e di un popolo miserabile. Assurdo denunciato a chiare lettere dai Vescovi della Chiesa cattolica in parecchi documenti assai severi nei confronti del sistema politico corrotto e incapace. Dicono che a Bondo circolino parecchi soldi: in effetti sono numerose le miniere d’oro artigianali, qui le chiamano <em>“carrières”</em>; ma i soldi finiscono solo nelle tasche dei padroni delle miniere. Alla nostra gente solo briciole; investimenti nella zona zero; nessuna attività economica seria prende piede in questo angolo sperduto del Congo. Durante i suoi giri di animazione in Italia <em>padre Alex</em> ripeteva spesso una frase che valeva  non solo per noi a Korogocho, ma per chiunque, in qualunque contesto, apre gli occhi e il cuore alla sofferenza della gente: <strong>“I poveri non ci lasceranno dormire”</strong>!<br />
Come fai a dormire quando un giovane disperato viene a riferirti che all’Ospedale si rifiutano di operare sua moglie se non trova subito, in contanti, il valore di cinque grammi d’oro?<br />
Come fai a dormire sereno se ogni giorno vedi un numero esagerato di bambini rifiutati dalla scuola perché non hanno la divisa ufficiale, o non hanno pagato le doppie o triple tasse che permettono di pagare i maestri? Come fai a dormire… se non fai qualcosa di concreto per cancellare o almeno alleviare quel mare di sofferenza che coinvolge tanta gente?</p>
<p><strong>LA SFIDA DEI POVERI.</strong><br />
Giovane papà, albino, con un cancro che gli divora la guancia destra e l’orecchio. La moglie l’ha abbandonato al suo destino con quattro splendidi bambini. Da cinque anni sta lottando per trovare un rimedio, inutilmente! Ha venduto tutto quello che aveva, perfino il terreno sul quale aveva costruito la sua casetta, piantato le sue banane…<br />
<em>   “Non ce la faccio più padre… adesso venderò anche la bicicletta! I bambini non possono entrare a scuola… il farmacista non mi fa più credito. Ho trovato delle medicine omeopatiche che mi hanno fatto almeno dormire un paio di notti; ma hanno costi proibitivi…adesso i soldi sono finiti. Mi resta solo il Signore”!</em><br />
Altro caso.<br />
Sono arrivati da lontano. Oltre quaranta chilometri a piedi per cercare aiuto. Lui cieco, lei con un occhio solo. L’altro è bloccato da un grosso tumore maligno che si è formato sulla fronte. Da un anno sono alla ricerca di una medicina che non esiste. L’infermiere della loro zona li ha inviati a Bondo, dove abbiamo un Ospedale Generale di riferimento. Ma il medico si rifiuta di operarla. Sa bene che non c’è nulla da fare; le ha solo proposto dei medicinali per calmare il dolore quando si farà più forte. Ma qui sta il problema. Anche qui, nella foresta più distante dalla città, i medicinali hanno un costo. Troppo pesante per questa coppia.<br />
Allora ci siamo accordati così. Dopo un primo rifornimento se ne torneranno a casa, nel loro villaggio. Quando le medicine saranno finite invieranno qualcuno a cercarne altre.</p>
<p><strong>PASQUA DI VITA O DI MORTE?</strong><br />
Questo è capitato a <em>P. Désiré</em>, il giorno dell’ultima Pasqua, in una lontana cappella della Parrocchia di Lobi, dove lui è andato per celebrare una festa  che ha rischiato di trasformarsi in una tragedia comunitaria. Una mamma aveva trovato nella foresta una enorme radice somigliante all’igname, tubero commestibile molto apprezzato. Purtroppo la qualità trovata dalla donna era velenosa; ma difficile da distinguere da quella buona. La donna avrebbe voluto offrirla come dono alle famiglie come pasto della comunità: fortunatamente è arrivata in ritardo e la sua radice non è stata preparata per tutti. Lei se l’è portata a casa; ne ha cotto una parte per sé e la sua bambina. Ne ha offerto alcuni pezzetti ai vicini di casa.<br />
La mattina seguente, proprio all’inizio della celebrazione pasquale, la mamma, la bambina e tutti quelli che avevano gustato la radice, hanno avuto forti crisi di vomito e di diarrea. Il tempo di domandarsi:<em>”Cosa potrà essere mai?”</em> e la piccina è morta fra le braccia di P. Désirè. Dopo la prima crisi di convulsioni e di vomito, non riuscendo a capire, gliel’avevano messa fra le mani dicendo: <em>“Fa’ qualcosa, Padre&#8230;”!</em> Poche ore dopo anche la mamma è morta. Ecco cosa può capitare il giorno di Pasqua, nel cuore della foresta, in una piccola comunità di gente povera e isolata: mischiare, tra le lacrime, il canto dell’Alleluia e il lamento per la morte di un membro della Comunità.<br />
Davvero troppo anche per chi sa cosa significhi la Pasqua di Resurrezione.<br />
*****            *****            *****<br />
I poveri sanno resistere in modo impressionante alle mille facce della sofferenza… ma quando non ce la fanno più battono alla porta della Missione. Ricorderò sempre la terribile frase di <em>Raoul Follereau</em>.<strong> “E se Cristo domani bussasse alla tua porta…lo riconosceresti?”!</strong><br />
Questo vale anche per noi preti e Missionari. Non basta aver impegnato la vita al loro servizio. Ai poveri bisogna poter dare una risposta onesta. Sempre. Spesso è difficile; ma sempre doveroso. Contando proprio sulla serietà di tutti gli amici di <strong><em>“Pane spezzato”</em></strong> abbiamo deciso di fare un pò come facevano i Santi, tipo Don Guanella, Don Orione, Madre Teresa di Calcutta e lo stesso nostro fondatore Daniele Comboni. Alla sofferenza si risponde subito. Il Signore, a suo tempo manderà i mezzi necessari. Per questo, già da oltre 6 mesi, sul conto della Diocesi, abbiamo aperto una voce <strong><em>“Emergenze”</em></strong>. Dietro questa parola semplice mettete pure tutti quei casi che la vita ti costringe ad affrontare e ai quali, onestamente non puoi rifiutare una risposta concreta, o semplicemente nasconderti dietro la classica battuta: <strong>“Vieni domani…che ci penseremo!”</strong>.<br />
C’è una scena del Film della Cavani che mostra l’assalto dei poveri e dei lebbrosi nei confronti di Francesco! Quasi lo sbranano letteralmente; lo stringono da ogni lato come se lo volessero divorare. Una sensazione simile, di essere preso d’assalto e divorato dai poveri, mi prende molto spesso e mi mette in crisi. Vivendo in un contesto sociale dove la vita è praticamente una sfida quotidiana per la sopravvivenza, è normale che tu, uomo bianco, uomo di Dio venuto proprio per sostenere questa lotta per la sopravvivenza, sia preso di mira dai poveri.<br />
La convinzione che il missionario possa fare tanto per la gente è troppo radicata nell’opinione pubblica, soprattutto nella generazione anziana che ha vissuto l’esperienza coloniale, durante la quale hanno visto sorgere in tempi record scuole, chiese e ospedali gestiti dai Missionari. Spesso hanno ricevuto in modo gratuito tante cose belle e preziose. Difficile oggi creare una mentalità nuova di partecipazione e di corresponsabilità…. ma ci stiamo provando.<br />
Un proverbio del Burundi dice: <em>“Ivya gusa bitere ubwenge buke”</em>! Cioè: <em><strong>“Le cose date per niente rendono gli uomini stupidi”!</strong></em> Allora abbiamo scelto una strada semplice e chiara, che rispetti la cultura della gente, ma che l’aiuti a uscire dai guai con dignità: creare lavoro! Così è nata l’idea delle <strong>“Borse di Lavoro”</strong>! Una proposta adatta per ogni tipo di emergenza, e proponibile, caso per caso, ad ogni persona che non ha soluzioni di fronte a grosse e impreviste difficoltà: fatture pesanti dell’Ospedale, una casa crollata per le piogge, un figlio a un passo dal Diploma, un cumulo di spese per mandare a Scuola 4 o 6 bambini insieme, e mille altre emergenze, appunto. Anche per chi vuole continuare gli studi e cerca di mettere da parte i soldi necessari.<br />
Due sono le realtà che ci hanno permesso di concretizzare la proposta. La prima: abbiamo disboscato la foresta che assediava il Centro Pastorale Diocesano, quasi un ettaro e mezzo di boscaglia ha ceduto il posto ad una bella piantagione di mais, fagioli, banane e manioca. Metà del terreno è già stato piantato a caffè; l’altra metà, con le prossime grandi piogge di Pasqua, sarà piantata a palme da olio.<br />
Gli amici che per primi hanno sostenuto il progetto <strong>“Borse di Lavoro”</strong> sono stati quelli dell’Associazione <strong>“La Goccia”</strong> i simpatici promotori dei Panettoni e delle Colombe della Solidarietà, con i quali abbiamo collaborato da anni.<br />
La seconda realtà è qualcosa di proiettato nel futuro. Forse avete sentito parlare della ricerca, in atto in tutto il mondo, per trovare sorgenti di energia alternativa al petrolio, usando prodotti biologici. È una sfida complessa dove si giocano interessi astronomici delle grandi compagnie agro-industriali: per fornire energia alle industrie dei paesi ricchi non si ha paura a trasformare riso e mais e soia in <strong><em>“bio-carburante” </em></strong>facendo schizzare alle stelle il prezzo di questo cibo fondamentale per i poveri del sud del Mondo. Pur senza farci illusioni, abbiamo raccolto una ipotesi simpatica che si sta sperimentando in India e in altri Paesi dell’Africa. Esiste anche da noi un arbusto, che la gente pianta come siepe per delimitare le proprietà attorno alla case. Il suo nome scientifico è <em>“Jatropha”</em>. Le sue foglie non vengono divorate dalle capre; le sue bacche non sono commestibili, sembrano perfettamente inutili. Invece contengono un olio prezioso che ha le stesse proprietà del<em><strong> “gasolio”</strong></em> usato per i motori diesel. I ragazzi le bruciano per gioco… ma la gente non sa ancora quale prezioso prodotto hanno fra le mani.<br />
In collaborazione con la Scuola Agraria locale, e utilizzando la tecnica delle <strong>“Borse Lavoro”</strong> abbiamo già avviato una piccola piantagione di un ettaro di foresta. I Professori e gli studenti sono impegnati e appassionati, Un tecnico italiano sta verificando il tipo di pressa appropriata per l’estrazione dell’olio dai semi. Ripeto che non ci facciamo illusioni; ma vogliamo verificare quanto di dice in giro per il mondo anche in ambienti scientifici di tutto rispetto. Davvero una sfida da sogno.<br />
*****            *****            *****<br />
Non mi resta che augurarvi un Natale bello e sereno. E anche un pò serio in questo mondo fuori di testa. Un Natale carico della gioia che viene per aver accolto la bella notizia che noi Missionari portiamo per il Mondo: “<strong>Quello che era fin dal principio del Mondo, quello che noi abbiamo ascoltato, quello che noi abbiamo visto con i nostri occhi, quello che noi  abbiamo contemplato, quello che le nostre mani hanno toccato, il Verbo della Vita che si è manifestato a noi… noi lo annunciamo a voi affinché anche voi siate in comunione<br />
con noi…e affinché la vostra gioia sia piena e profonda”!</strong></p>
<p>Buon Natale a tutti. E un grazie potente per quanto fate con noi a servizio della Missione.<br />
<em>Vostro P. Gianni</em></p>
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Per comunicare con P. Gianni la posta tradizionale non funziona. Esistono solo le strade dell’elettronica.<br />
Il suo telefono in Congo (Vodacom) 00243.81.20.67.113 può ricevere telefonate e SMS (con le schede del mercato internazionale molto usate dagli africani in Italia). Ma i suoi SMS non sono ricevuti da gran parte dei telefoni italiani. Abbiate pazienza.<br />
Da Bondo, con il sistema Internet Satellitare a scheda GPRS, affidabile ma un pò costoso, padre Gianni può ricevere e inviare messaggi e-mail all’indirizzo gianni@panespezzato.it.<br />
Oltre alla lettera agli Amici, che arriva per posta a Pasqua e a Natale a chi la richiede e via Internet a chi ci comunica il suo indirizzo, potete avere maggiori notizie della Missione di P. Gianni sul sito www.panespezzato.it.<br />
Si tratta di una Storia iniziata nel lontano 1968 in Burundi.<br />
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Per  sostenere l’attività missionaria di P. Gianni e della sua Comunità, la via più semplice è:<br />
- Per gli amici della Provincia di Sondrio “Pane Spezzato” dispone dei seguenti conti correnti:<br />
Credito Valtellinese: conto n. 2828 - Banca Popolare di Sondrio: conto n. 4800<br />
- Per il resto d’Italia e per coloro che volessero usufruire dello Sconto Fiscale:<br />
C.C.P. 28.39.43.77 intestato a: Missionari Comboniani - Mondo Aperto - Onlus<br />
Vicolo Pozzo, 1 - 37129 - Verona. Motivo: progetti solidarietà di P. Gianni Nobili</p>
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		<title>OTTOBRE 2009 - DIARIO DI MISSIONE</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Oct 2009 20:56:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Diario di Missione]]></category>

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		<description><![CDATA[Bondo, 10 ottobre 2009
Carissimi, grazie e Pace a tutti voi.
Oggi nel mondo Missionario si fa memoria di Daniele Comboni il Santo profeta dell’Africa.
A Roma, proprio in questi giorni, si sta celebrando il secondo Sinodo Africano e i Comboniani sono riuniti in Capitolo generale per scegliere la nuova squadra che li guiderà nei prossimi sei anni.
La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Bondo, 10 ottobre 2009</em></p>
<p>Carissimi, grazie e Pace a tutti voi.<br />
Oggi nel mondo Missionario si fa memoria di Daniele Comboni il Santo profeta dell’Africa.<br />
A Roma, proprio in questi giorni, si sta celebrando il secondo Sinodo Africano e i Comboniani sono riuniti in Capitolo generale per scegliere la nuova squadra che li guiderà nei prossimi sei anni.<br />
La splendida invenzione di Internet ci permette di recuperare il dialogo dopo la pausa estiva. Sicuramente siamo ormai tutti ai nostri posti di lavoro, voi al fresco di un autunno carico di frutti e di colori. Io al super caldo della foresta equatoriale. Il lavoro aumenta in proporzione alla conoscenza della lingua e dei problemi. Faccio un po’ fatica a tenere il ritmo… ma ci metto tutta la grinta necessaria. Ecco alcune buone notizie e qualche preoccupazione.</p>
<p><strong>13 settembre 2009.</strong> La cattedrale di Bondo è stracolma di gente i festa per l’Ordinazione di due nuovi sacerdoti e un diacono che consacrano la loro vita al servizio del Vangelo. Per la nostra diocesi è una boccata di ossigeno preziosa.<br />
Su 14 Parrocchie (attenti bene, estese più di una Provincia Italiana) solo 6 hanno dei Sacerdoti residenti. Quattro braccia in più permettono ora di rispondere alle attese di alcune comunità che aspettano la presenza stabile di un pastore da troppo tempo.</p>
<p><strong>20 settembre 2009. </strong>Dopo oltre un anno dalla sua consacrazione, il nostro Vescovo riesce a fare la sua prima visita pastorale fuori città, alla Missione di Bambilo, distante 135 kilometri. Per lui si tratta del battesimo sulle strade infernali che siamo riusciti a strappare alla foresta dopo anni di abbandono da parte dello Stato. Così ha potuto sperimentare  la fatica e i rischi che corrono ogni giorno i suoi sacerdoti per visitare le Comunità cristiane. A Bambilo si è preso una vera ubriacatura di gioia pastorale: la benedizione della Chiesa parrocchiale, centinaia di cresime in maggioranza di adulti, e una presenza entusiasta della gente che da anni non vedeva un Vescovo in carne ed ossa. Non vi dico le lodi e i complimenti fatti ai Comboniani, che guidano la Missione da dieci anni; e l’incoraggiamento aperto e insistente ai giovani affinché si facciano missionari al servizio della loro gente.<br />
Il giorno seguente, previsto per il rientro, una pioggia torrenziale ci ha costretto a rinviare la partenza di 24 ore. E durante il rientro a Bondo, solo la grande esperienza dei nostri autisti ha evitato al vescovo di passare la notte per strada.</p>
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<p>Da circa un mese si sono riaperte le scuole. Parecchie classi sono ancora in costruzione; a volte solo la metà del tetto è sistemata oppure mancano addirittura le pareti. I banchi sono ancora un lusso per la gran parte delle aule; ma i ragazzi sono allenati a scrivere appoggiandosi sulle ginocchia e recuperando dalle povere lavagne i testi, numeri e disegni che solo il maestro può leggere sui libri scolastici ormai consumati dal tempo. Le varie chiese e la Cattolica, in particolare, stanno dando una mano allo Stato per far funzionare il sistema scolastico anche nei villaggi più sperduti. Ma si tratta duna sfida immensa. La maggioranza delle strutture, che risalgono al tempo della colonia belga, sono state rovinate e saccheggiate da anni di guerre, disordini sociali e abbandono. Gli insegnanti, in un contesto del genere, fanno miracoli; ma si devono accontentare  di salari che si aggirano sui 40/50 dollari mensili. In più, senza i sussidi necessari, devono fare acrobazie infinite per trasmetter ai ragazzi i programmi essenziali, quando molti studenti faticano ancora a leggere e scrivere  dopo 4 o 5 anni di scuola. Se da un lato è ammirevole lo sforzo di tutti, dall’altro non mancano alcune forzature, come l’obbligo dell’uniforme scolastica, di un contributo mensile per il funzionamento della scuola e un numero assai grande di quaderni. Chi non rispetta  le regole viene rimandato a casa.<br />
I più poveri non ce la fanno; per sostenere i figli che vanno a scuola, molte famiglie devono trattenerne altri a casa, soprattutto ragazze. Da un lato ti si stringe il cuore a veder questa “selezione naturale”, questa decimazione sistematica. Purtroppo la scuola è necessaria per uscire dal cerchio infernale della miseria secolare e dall’isolamento culturale. Il prezzo economico e sociale è molto alto. A noi si impone il dovere di dare una mano ai casi più disperati.<br />
A questo proposito una bella notizia di cui vi racconterò lo sviluppo in futuro. Una coppia di Sondrio, in occasione del loro Matrimonio (sapete bene che in Italia con i Matrimoni non si bada alle spese) hanno invitato i loro amici a trasformare i <strong>“regali di nozze”</strong> in<strong> “doni” </strong>per una<strong> “Scuola di Recupero e di Alfabetizzazione” </strong>che abbiamo qui a Bondo. Il risultato è stato splendido: sono in arrivo oltre 7.000 euro!  Così la scuola avrà banchi e libri a sufficienza, e soprattutto un minimo di salario per gli insegnanti che offrono i corsi di recupero delle elementari e delle medie a un centinaio di adulti.<br />
Provate a immaginare: se ogni anno alcune coppie di sposi avessero il coraggio di una scelta del genere, quanti ragazzi faremmo felici? quante Scuole potremmo sistemare?<br />
Vi raggiungo nel pieno del mese di ottobre, quando a Roma si sta celebrando il Secondo Sinodo della Chiesa Africana, e  la proposta missionaria per una solidarietà coraggiosa vi viene fatta in tutte le Chiese. Vi allego una riflessione seria e severa del mio amico Padre Alex Zanotelli. Abbiate il coraggio e la pazienza di leggerla fino in fondo. Capirete come non faremo mai abbastanza per colmare il divario scandaloso che ci separa dai poveri dell’Africa.<br />
A presto.<em> P.Gianni Nobili</em></p>
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<p align="center"><strong>SINODO AFRICANO…</strong><br />
<strong>                                     …..  E NOI ITALIANI?</strong></p>
<p align="left"> Il ‘Sinodo Africano’ che sta per iniziare, è un evento importante non solo per l’Africa, ma anche per noi italiani, per riflettere sui nostri rapporti con il continente che ci è più prossimo.<br />
A Roma apre ora la seconda assemblea speciale per l’Africa (4-25 ottobre 2009). La prima assemblea si era svolta dal 10 aprile all’8 maggio del 1994, sempre a Roma. La Chiesa in Africa aveva chiesto un Concilio, ed invece ha avuto un Sinodo. Tanti avevano chiesto che quell’assemblea si tenesse in Africa (il contesto è fondamentale!) ed invece è di nuovo, dopo 15 anni, convocato a Roma.<br />
L’assise dei vescovi africani affronterà il tema: ”La Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace”, che è anche il titolo dell’<em>Instrumentum Laboris</em> (Strumento di lavoro) che raccoglie i desiderata delle chiese locali in Africa. Questo documento è un buon strumento di lavoro da cui partire. Toccherà ora ai vescovi sinodali far sentire il grido dell’Africa. “L’Assemblea  Sinodale- così dice il documento preparatorio- dovrebbe far sentire il grido dei poveri, delle minoranze, delle donne offese nella loro dignità, degli emarginati, dei lavoratori mal pagati, dei rifugiati, dei migranti, dei prigionieri…”<br />
Dato che il Sinodo si tiene a Roma può essere una buona occasione per noi cittadini italiani e per la chiesa in Italia per affrontare alcuni nodi fondamentali fra il nostro paese e l’Africa.</p>
<p align="left"><strong>AFRICA, LA NOSTRA MADRE</strong><br />
Oggi le ricerche sul DNA ci dicono a chiare lettere che tutti noi discendiamo da un’unica ‘coppia’ che gli scienziati collocano nell’Africa Orientale. L’Africa è quindi la nostra Madre. Come  possiamo accettare che la Madre venga così crudelmente violentata? L’Africa ha subito la violenza inaudita dello schiavismo sia europeo come arabo, per ben tre secoli, di un colonialismo brutale e di un neo-liberismo che l’ha spolpata fino all’osso. La ricchezza del suo sottosuolo è la sua maledizione. Un continente ricchissimo (uranio,oro, petrolio, coltan…), ma che oggi rappresenta l’1% del prodotto mondiale lordo. Terre agricole splendide che potrebbero sfamare il mondo ed invece è proprio l’Africa a far la fame! Nel suo ultimo rapporto la FAO afferma che di un miliardo di affamati al mondo, ben un terzo si trova in Africa.<br />
Se l’Africa è la ‘madre’ di tutti i popoli, perché questo razzismo di ritorno verso la ‘razza nera’? Perché è così radicato da noi questo disprezzo e rifiuto del ‘nero’? Fino a quando continueremo a parlare di ‘razza’? Non siamo un’unica razza umana?</p>
<p><strong>UN PASSATO COLONIALE</strong><br />
E’ fondamentale come italiani iniziare ad assumerci le nostre responsabilità  in questa tormentata storia del continente. Dobbiamo ancora riconoscere i misfatti dei nostri interventi coloniali in Eritrea, Libia, Somalia ed Etiopia. Le ricerche del noto storico Angelo Del Boca ci hanno aiutato a conoscere quanto sia stata spietata la conquista e la colonizzazione di quelle terre. Dobbiamo ancora riconoscere i massacri compiuti in Libia (almeno centomila i morti!) e in Etiopia (dove è ormai accertato che abbiamo usato i gas nervini su un esercito in fuga!). Dobbiamo riconoscere finalmente la nostra brutalità in terre d’Africa e sfatare il mito del”buon colonialismo italiano”. E dobbiamo anche riconoscere i guai che la nostra politica ha combinato in quelle nazioni dopo la loro indipendenza, in particolare nel Corno d’Africa, dove abbiamo perseguito solo gli interessi delle nostre  compagnie. Particolarmente evidente nella spartizione affaristica di quella regione fra la Democrazia Cristiana (Etiopia) e il Partito Socialista di Craxi (Somalia). Il disastro odierno della Somalia, straziata da spaventose lotte fratricide, è in parte responsabilità nostra.<br />
Sappiamo oggi quanta corruzione abbiamo esportato in un paese governato dal già corrotto regime di Siad Barre, che abbiamo poi riempito di armi e di rifiuti tossici (ora iniziamo lentamente a venire a conoscenza di questi traffici!) La morte di Ilaria Alpi (ancora senza spiegazioni, anche se sappiamo perché è stata uccisa!) è lì a ricordarci tutto questo.</p>
<p><strong>UN PRESENTE NEOCOLONIALISTA</strong><br />
Che cosa dire poi dell’attuale politica estera italiana nei confronti dell’Africa? Mi sembra che non esista alcuna politica seria nei confronti del continente se non quella degli affari. Siamo diventati gli amici dei peggiori dittatori d’Africa da Gheddafi (Libia) a Afeworki (Eritrea), da Bashir (Sudan) a Ben Ali (Tunisia). Sono sempre gli affari che, generalmente, dettano la nostra politica estera.<br />
Un esempio lampante è l’ENI, (al 30% è dello Stato Italiano) che sta provocando un vero disastro ecologico nel Delta del Niger. L’ENI estrae 152.000 barili di petrolio al giorno, pari a sette milioni di euro al giorno! E allo stesso tempo ricorre al ‘gas flaring’ che consiste nel bruciare il gas in torcia che contribuisce a fare della Nigeria il primo paese al mondo per le emissioni di CO2; distrugge l’ecosistema nel Delta del Niger e viola i diritti umani ed economici delle popolazioni indigene. Tutte le proteste fatte sono finite nel nulla. Abbiamo chiesto  con insistenza, durante il governo Prodi, che una delegazione interpartitica visitasse con i media quella regione. Nulla da fare!<br />
Blocco da parte della Farnesina! Eppure chiediamo solo che la nostra politica energetica nel delta del Niger sia di cooperazione e non di depredazione.</p>
<p><strong>UNA COOPERAZIONE AFFARISTICA</strong><br />
Altro aspetto preoccupante è il calo costante da parte dei nostri governi di destra e di sinistra, dei fondi per la cooperazione internazionale. Purtroppo la nostra esperienza in questo campo è stata piuttosto deludente, dalla mala-cooperazione degli anni ottanta e novanta fino alla gestione affaristica del governo Berlusconi.<br />
L’ultima finanziaria ha nettamente tagliato i fondi della cooperazione internazionale e il sostegno alle iniziative di lotta alla povertà, portandoli alla miserabile cifra di 320 milioni di euro, meno dello 0,1%, l’equivalente di una giornata di guerra in Iraq per le truppe americane. Nel 2011 saranno 215 milioni!  Mai così scarsi. Dimezzati i paesi in cui si effettueranno interventi. Roma poi, vorrebbe privilegiare  quegli stati che collaborano nella lotta ai flussi migratori. Il governo Berlusconi spinge per valorizzare il ruolo delle imprese private in Africa. E’ così che la rivista Nigrizia valuta l’attuale cooperazione italiana.<br />
“L’Italia di Berlusconi-, scrive giustamente R. Salinari presidente di Terre des hommes- che aveva promesso nel tragico G8 di Genova ben l’1% del Pil per un nuovo “Piano Marshall” per l’Africa, batte tutti con l’ultimo posto tra i donatori industrializzati e quel che è peggio, senza che voci autorevoli e qualificate del ‘governo ombra’ si siano alzate in difesa degli impegni internazionali. E pensare che l’Italia dovrebbe arrivare al fatidico 0,7% in ottemperanza agli impegni presi in sede ONU.” L’Italia è inadempiente anche per il pagamento delle quote del Fondo di lotta all’Aids, Tbc e malaria. Il governo Berlusconi non ha mantenuto nessuna delle promesse fatte ai vari G8, ultimo quello del L’Aquila, dove, dopo la lettera di Benedetto XVI sull’Africa, aveva fatto mirabolanti promesse.</p>
<p><strong>UN DEBITO DA CANCELLARE</strong><br />
Nel contesto della cooperazione, un capitolo importante è quello del debito. Per il giubileo del 2000 è nato anche in Italia un forte movimento (sostenuto anche dalla Chiesa italiana) per il condono del debito con i paesi impoveriti, che ha portato a un’ottima legge, la 209 del 25 luglio (una delle più belle a livello mondiale). Questa legge, approvata da tutti i partiti, prevedeva il totale condono del debito entro tre anni. Purtroppo, a distanza di 10 anni, molto rimane ancora da fare. (Positive le due esperienze promosse dalla CEI in Zambia e Guinea-Conakry). Due articoli  di quella legge non sono mai stati applicati: l’art.5, che permette la cancellazione del debito dei paesi che vengono colpiti da disastri naturali come lo tsunami (2005) e l’importante art.7 di quella legge. Questo articolo  prevede che il governo italiano si attivi al fine di ottenere una risoluzione dell’Assemblea generale dell’ONU, affinché la Corte Internazionale di Giustizia dia un parere consultivo nel quadro giuridico relativo al debito estero. Tale disposizione è rimasta inapplicata di fronte a un’Africa che  geme sotto il peso del debito pagato dai poveri (un ”debito odioso” perché, in buona parte contratto da regimi dittatoriali e quindi, illegittimo). Infatti il debito estero dell’Africa Sub -sahariana  si aggira oggi sui 230 miliardi di dollari, per cui nel 2001 è stato pagato in interessi, il valore di 21 miliardi di dollari e nel 2006 il valore di 23 miliardi. E’ un peso enorme, pagato dai poveri con mancanza di scuole, ospedali, medicine. “E’ immorale per noi- diceva l’allora presidente della Tanzania J. Nyerere (del quale è stata introdotta la causa di beatificazione)-pagare il debito!” A cui fece eco l’allora presidente del Burkina Faso, T. Sankara: “Se paghiamo, saremo noi a morire!” I governi dei G-20 hanno trovato qualcosa come 6-7 mila miliardi di dollari per salvare le loro banche e non riescono a trovare i soldi per il condono del debito dell’Africa.</p>
<p><strong>NO AI BIO-CARBURANTI</strong><br />
Sempre in campo economico, è grave la scelta politica italiana in favore dei biocarburanti e degli OGM.<br />
Quella dei biocarburanti è una decisione politica degli USA e dei paesi industrializzati per ottenere etanolo dai prodotti agricoli, in particolare dal mais, soya, olio di palma e così rispondere alla grave crisi energetica. Ed è la politica anche dei governi italiani, di sinistra come di destra.”E’ un crimine contro l’umanità, “l’ha definito Jean Ziegler, l’inviato speciale dell’ONU  per il diritto al cibo. Infatti questa politica porterà a una diminuzione del cibo e a un rialzo dei prezzi e così a sempre più fame. Un consorzio africano sta mettendo a disposizione 379 milioni di ettari in 15 nazioni per i cosidetti biocarburanti, sostiene uno dei più prestigiosi esperti internazionali, Raj Patel. L’Unione Europea e l’Italia si sono lanciate su questo promettente terreno che purtroppo porterà a sempre più fame in Africa.<br />
Ed infatti la FAO ha recentemente invitato i paesi ricchi a “rivedere le politiche e i sussidi relativi alla produzione di biocombustibili. Una marcia indietro indispensabile per mantenere l’obiettivo della sicurezza alimentare, per promuovere lo sviluppo rurale e assicurare la sostenibilità ambientale”.</p>
<p><strong>LA CONDANNA DEGLI OGM</strong><br />
Altra politica sbagliata, in campo agricolo, è quella di promuovere i cosidetti OGM (Organismi Geneticamente Modificati), con il presupposto che questi risolverebbero il problema della fame come era stato detto della ’Rivoluzione Verde’ degli anni settanta in India. Dietro a questa politica ci stanno le grandi multinazionali dell’agribusiness, la Monsanto, Syngenta, Unilever, Du Pont… che sostengono la Nuova Rivoluzione verde per diffondere la bioingegneria delle sementi.<br />
Spesso questo passa sotto forma di “buone azioni” (pubblicizzate con milioni di euro!) da parte anche di multinazionali nostrane come l’ENI con il suo “Green River Project”, che attraverso il NAOC (Nigerian Agip Oil Company) ha erogato dal 1987, sotto forma di ‘aiuti’ alle comunità locali,17 milioni di euro che includono la &#8220;produzione e distribuzione di semi resistenti alle malattie e allo stress ambientale&#8221;.<br />
Anche in Africa si è sviluppato tutto un dibattito a questo riguardo che ha portato, per esempio,un paese come  lo Zambia, stremato dalla fame nel 2002, a rifiutare il grano dato dagli USA, perché “geneticamente modificato”. Questo con grande scandalo dell’occidente.<br />
La Conferenza Episcopale sudafricana nel 2000, si era espressa con un documento in cui metteva in guardia il governo sudafricano sugli OGM, proprio partendo dal principio di precauzione. Questo dibattito e la susseguente riflessione delle chiese in Africa, hanno portato alla prima seria condanna degli OGM, proprio nell’<em>Instrumentum Laboris </em>del Sinodo “Questa tecnica rischia di rovinare i piccoli coltivatori e di sopprimere le loro semine tradizionali, rendendoli dipendenti dalle società produttrici di OGM.”(n.58) E poi aggiunge:” La campagna di semina di organismi geneticamente modificati (OGM), che pretende di assicurare la sicurezza alimentare, non deve far ignorare i vari problemi degli agricoltori: la mancanza di terra arabile, di acqua, di energia, di accesso al credito di formazione agricola, di mercati locali, infrastrutture stradali &#8230;”(n. 58)</p>
<p><strong>LADRI DI TERRE</strong><br />
E sempre in campo agricolo sta ora scoppiando l’incredibile scempio di grandi compagnie e multinazionali che stanno accaparrandosi larghe fette di terre agricole nell’Africa sub sahariana. Pare sia stata la grande fiammata dei prezzi alimentari tra il 2007 e il 2008 a spingere i paesi ricchi ad accaparrarsi le terre coltivabili, specialmente in Africa. Diversi paesi africani stanno dando via grandi estensioni di terra coltivabile , quasi gratis, in cambio di pressoché nulla, salvo vaghe promesse di investimenti e di posti di lavoro. Ciò sta avvenendo in Etiopia, Ghana, Mali e Sudan, Mozambico e Tanzania. Il caso più eclatante è stato quello del Madagascar dove la multinazionale sudcoreana Daewoo ha cercato di acquisire una grande estensione di terreno, provocando proteste popolari che hanno sbalzato via lo stesso presidente in carica. Questo significherà sempre più fame e miseria per un continente già prostrato: è un’altra forma di neo-colonialismo. E l’<em>Instrumentum Laboris</em> lo denuncia con chiarezza: &#8220;Le multinazionali acquistano migliaia di ettari espropriando le popolazioni dalle loro terre con la complicità dei dirigenti africani.&#8221;(n.28)</p>
<p><strong>ARMI IN ABBONDANZA</strong><br />
Tutta questa politica neo-coloniale in Africa è possibile proprio perché la controlliamo militarmente e vi esportiamo enormi quantità di armi, che sono la causa di così tanti conflitti e guerre. E l’Italia gioca un ruolo importante su tutti i due versanti. L’industria italiana delle armi è una delle più fiorenti: siamo all’ottavo posto al mondo per armi pesanti e al secondo posto per le armi leggere, le più pericolose, le più letali. Esportiamo armi pesanti in Nigeria, Libia, Sudan, Uganda, Congo, Sudafrica, Tunisia. In parecchie di queste nazioni i diritti umani sono violati e calpestati! Questo viola la legge 185/90 (frutto di lunghe lotte della società civile negli anni ’80!)  che vieta la vendita di sistemi  di armi pesanti a paesi in guerra, o dove i diritti umani sono calpestati. Ma sono le armi leggere quelle che uccidono di più nei conflitti africani e su queste non c’è nessuna legge a disciplinarne l’uso.<br />
L’Africa è diventata così il continente dei conflitti con milioni di morti! La guerra in Congo è costata la vita a quattro milioni di persone. E non è finita!<br />
L’<em>Instrumentum Laboris</em> stigmatizza così questa follia “In connivenza con uomini e donne del continente africano, forze internazionali… fomentano le guerre per la vendita delle armi”.(n.12) E in tutto questo, l’Italia ha gravi responsabilità.<br />
AFRI.COM Non solo l’Italia esporta armi, ma presta il suo suolo agli USA per tenere militarmente in pugno l’Africa. Infatti lo scorso anno l’Italia ha dato ospitalità ad AFRI.COM, il Supremo Comando unificato americano per l’Africa.<br />
Suo scopo fondamentale, oltre combattere i terroristi, è la ricognizione di nuove fonti energetiche, la protezione degli interessi americani in Africa e il contrasto all’offensiva cinese del continente. Tutti i paesi africani si sono rifiutati di ospitare AFRI.COM. Perfino la Spagna di Zapatero si è rifiutata!<br />
Invece il governo Berlusconi ha subito accettato l’offerta USA. Così AFRI.COM ha ora in Italia due sotto-comandi: lo U.S. ARMY AFRICA con il quartiere generale a Vicenza dove risiede la 173° brigata aerotrasportata e l’AFRICA PARTNERSHIP STAT (per la dislocazione di nave da guerra lungo le coste d’Africa) a Napoli. AFRI.COM  fa leva sulle élite militari africane per portare il maggior numero di paesi africani nella sfera di influenza americana. “La creazione da parte degli USA di AFRI.COM- dice giustamente il nigeriano Paul Adujie- dovrebbe essere visto per quello che è: un’armada di protezione per gli USA e i suoi alleati, e non per la sicurezza dell’Africa!” Il popolo italiano dovrà pur farsi alcune domande importanti: in quale sede e con quali procedure è stata presa questa decisione di importanza strategica? Il Parlamento non ne ha mai discusso. L’opposizione  ha qualcosa da dire in merito?</p>
<p><strong>EPA OVVERO COME AFFAMARE L’AFRICA</strong><br />
AFRI.COM protegge militarmente la penetrazione economica americana in Africa tramite l’AGOA ( Africa Growth  and Opportunity Act- Legge per l’opportunità e crescita dell’Africa). L’Agoa è stata  lanciata nel 2000 dal presidente Clinton per attirare nella sua orbita economica il continente nero. L’Unione Europea non è da meno con la sua strategia degli EPA (Economic Partnership Agreement), Accordi di Partenariato economico. Questi accordi sostituiscono gli accordi di Lomé e Cotonou che per 40 anni hanno retto le relazioni economiche fra UE e Africa. Ora la UE, sotto la spinta del WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) vuole sostituirli con gli accordi EPA che andranno a cancellare il sistema di regole preferenziali commerciali. La politica del WTO è che il pianeta è retto da unico mercato e che non ci possono essere eccezioni o privilegi per i paesi impoveriti. Con gli EPA infatti le nazioni africane sono costrette a togliere sia i dazi che le tariffe (sono i quasi unici proventi dei governi dei paesi impoveriti!) oltre ad aprire i loro mercati alla concorrenza.<br />
La conseguenza  è chiara: l’agricoltura europea (sorretta da 50 miliardi di euro all’anno!) potrà svendere i propri prodotti sui mercati africani. I contadini africani (l’Africa, che è al 70% un continente agricolo!) non potranno competere con i prezzi degli agricoltori europei. E sarà ancora più fame! (Gli EPA chiedono inoltre  all’Africa anche, sostanziali impegni per i servizi, come l’acqua e i diritti di proprietà intellettuale !). La UE (e l’Italia ne è parte!) non ha voluto ascoltare il grido dei contadini africani (molto vociferi e organizzati quelli dell’africa occidentale !) e sotto la guida del Commissario al Commercio, l’inflessibile Mandelson, ha fatto di tutto per far firmare i sei gruppi di nazioni del ACP( Africa Caraibi-Pacifico) entro il 31 dicembre 2007.<br />
In barba all’opposizione  sia in Africa  che in Europa. A tutt’oggi, solo 40 nazioni su 76 hanno firmato l’accordo. E questo è già una bella vittoria! Molte nazioni hanno firmato accordi ad interim, altre hanno firmato singolarmente, spaccando così, purtroppo, i gruppi regionali che stanno cercando di costruire reti economiche regionali. “L’Africa è una e indivisibile,- ha detto Hima Fatimatou della Piattaforma contadina del Niger- bisogna evitare di mettere un paese contro l’altro all’interno della stessa regione; altrimenti gli unici risultati saranno ulteriori divisioni con un costo altissimo per la popolazione rurale e per l’industria africana!” Purtroppo  la frittata è fatta! “Noi diciamo no agli EPA- ha detto il sudafricano Makombe- perché abbiamo avuto altre esperienze dei Programmi di Aggiustamento Strutturale nel 1980 per i paesi poveri e sappiamo quali devastazioni hanno prodotto! Visti dall’Africa, gli EPA non sono altro che una nuova colonizzazione.” L’Instrumentum Laboris  gli fa eco: ”I programmi di ristrutturazione delle economie africane, proposti dalle istituzioni finanziarie internazionali si sono rivelati funesti. Le ristrutturazioni “imposte” hanno comportato, da una parte, l’indebolimento delle economie africane, dall’altra, il degrado del tessuto sociale con aumento, di conseguenza, del tasso di criminalità, l’allargamento del divario tra i ricchi e poveri, l’esodo dalle zone rurali e la sovrappopolazione delle città.” (n.26) E non è solo il disastro economico, ma siamo oggi davanti ad un altro disastro, che è quello climatico. Il continente nero sarà quello che  pagherà, più degli altri, la crisi climatica. Sono sempre i poveri a pagare i disastri dei ricchi!<br />
L’Africa che meno ha contribuito, con le emissioni di gas serra, alla crisi ecologica, sarà quella che ne pagherà di più le conseguenze, con milioni e milioni di rifugiati climatici.</p>
<p><strong>CONTINENTE IN FUGA</strong><br />
Ed è proprio questo disastro  che forza centinaia di migliaia di uomini e donne ad emigrare. E’ un grande esodo!Dall’Africa nera verso l’Europa, attraverso quel terribile deserto del Sahara. I fuggiaschi dalle spaventose  situazioni dell’Africa orientale, si dirigono verso la Libia via Khartoum (Sudan), i fuggiaschi dell’Africa centrale tentano di arrivare in Libia via Agadez (Niger).<br />
Migliaia di morti! E chi raggiunge la Libia, lo aspetta una vita d’inferno per pagarsi il viaggio (3-4 mila euro) sulle zattere del mare! In questo mare infatti, secondo la stima del giornalista G. Visetti, sono morti dal 2002 al 2008, 42 mila uomini; una media di 30 al giorno! (Senza dimenticare quelli che muoiono, almeno 4-5mila all’anno, attraversando l’Atlantico per arrivare alle Isole Canarie e poi in Spagna e Portogallo!) E’ questo il più grande genocidio europeo dopo quello della Shoah! Sono per noi esseri inutili al ‘Sistema’, sono in più, non servono al mercato. Dopo i trattati firmati con la Libia di Gheddafi (5/01/ 2009) e con la Tunisia di Ben Ali (29/01/2009), il governo italiano sta tentando di bloccare l’immigrazione clandestina. E’ ora iniziata l’era dei respingimenti, (l’orrore di quei 73 eritrei lasciati morire nel Mediterraneo!), quei barconi rispediti in Libia, ben sapendo che molti di loro hanno il diritto all’asilo politico. Perfino l’ONU ha condannato l’Italia, accusata di respingere questi gommoni come se portassero “rifiuti tossici”!! Aminata Traoré, ex ministro del Mali, ha affermato al Forum Mondiale Sociale di Nairobi:” I mezzi umani, finanziari e tecnologici che l’Europa dispiega contro i flussi migratori africani, sono di fatto, quelli di una guerra in tutto e per tutto tra questa potenza mondiale e i giovani rurali ed urbani, senza difesa.”</p>
<p><strong>IL DIRITTO DI EMIGRARE</strong><br />
Tutto questo grazie alla solerzia del ministro Maroni che ha detto che bisogna essere ‘cattivi’ con gli immigrati . E il suo “Pacchetto Sicurezza” è la cattiveria trasformata in legge, come ha affermato ‘Famiglia Cristiana’. La gravità di questa legge sta nel fatto che il clandestino diventa ora criminale.<br />
La legge prevede, fra l’altro,la tassa sul permesso di soggiorno (500 euro), le ‘ronde’, restringimenti sui matrimoni misti e sui ricongiungimenti familiari, detenzione di 6 mesi nei CIE (Centri di identificazione ed Espulsione), e il carcere fino a 4 anni per gli irregolari che non rispettano l’ordine di espulsione. Questa è una legislazione da apartheid! Sono leggi razziste e razziali! “Con l’introduzione del reato di immigrazione irregolare,infatti- afferma il noto giurista Livio Pepino- si prosegue nella impostazione di punire non un fatto, ma una condizione personale; è, secondo un’accurata definizione, il migrante che diventa reato.”Eppure il diritto  di emigrare è il più antico dei diritti naturali, afferma Luigi Ferrajoli. La criminalizzazione degli immigrati ha creato una nuova figura:quella della persona illegale,fuori- legge solo perché tale, non persona perché priva di diritti e perciò esposta a qualunque tipo di vessazioni, destinata a generare un nuovo proletariato discriminato giuridicamente.”</p>
<p><strong>IL GRIDO DELL’UOMO AFRICANO</strong><br />
E’ questa la risposta del popolo italiano al clamore dei popoli africani? E’ questa la risposta dei cristiani italiani al grido di sofferenza del Cristo Crocifisso oggi? L’Africa è oggi l’immagine viva del Servo Sofferente, del Cristo Crocifisso: è un continente crocifisso, che ci interpella direttamente come Chiesa universale e Chiesa italiana. Ed è questo l’invito pressante che ci viene dai teologi africani, in particolare dal grande teologo camerunense, l’autore di: “Le cri de l’homme  africaine”, J. Marc Ela  “Può esser che il Cristo – si chiede J.Marc Ela nel suo capolavoro  Répenser la théologie africaine- è oggi l’africano nella misura in cui i poveri e gli sfruttati sono i volti di  Gesù di Nazareth? Allora bisogna lasciar parlare il Cristo  in Africa, comprendere le sue scelte e le sue prese di posizione, la sua fede e il suo messaggio in un continente  dove la miseria e la repressione, l’angoscia, le ingiustizie sono estreme. Nel profondo dell’Africa, i cristiani sono chiamati a fare memoria del Crocifisso a partire dal calvario di un popolo che dopo secoli, vive una sorta di passione senza redenzione.” E J. Marc Ela, scomparso lo scorso dicembre, incalza: ”Per le Chiese d’Africa ritornare sotto l’albero della Croce per riscoprire il Dio della fede, sembra essere la via più sicura, se esse vogliono approfondire il senso del Vangelo. Partire dal punto dove sono arrivate le vecchie Chiese d’Europa, è condannarsi ad un cristianesimo da museo.” Ed è qui dove J. Marc Ela lancia la sua sfida alle Chiese d’Africa, al Sinodo africano, e alle Chiese d’occidente.“Se il fallimento del neo- liberismo a dare la felicità all’umanità non deve essere provata, il genocidio perpetrato dal mercato è ormai la sfida primordiale a ogni riflessione teologica che si costruisce in una solidarietà con i popoli emarginati del mondo. Il teologo tedesco Metz ha scritto: “Non si può fare teologia ignorando Auschwitz”. A partire dall’olocausto africano, possiamo chiederci da che parte sta, in verità la Chiesa.”E la conclusione a cui arriva J.M.Ela, trova oggi eco nell’Instrumentum Laboris .“ La teologia che cerchiamo nelle Chiese d’Africa non può rassegnarsi a un approccio speculativo e a-temporale della fede.Per i cristiani del Sud del mondo, la domanda teologica primordiale non è :”Dio esiste?” Senza un forte impegno, quella domanda apre solo un dibattito teorico.<br />
Il teologo del Sud del mondo, si pone una domanda radicale: “Qual è il nostro Dio?” Questa domanda nasce da un’esperienza di solidarietà con i dannati della terra. Lo scandalo della povertà in un mondo dove non ci sono mai state tante ricchezze, richiede una rottura con ogni discorso che impedisce al cristiano di riscoprire Dio ai margini della storia, a partire da situazioni di ingiustizia e di miseria dove il Vangelo è forza di vita capace di inventare cammini di liberazione. Come contribuire a far uscire l’Africa dallo strangolamento in cui si trova adesso? Questa è la domanda che apre piste feconde per la teologia africana in vista di ridare al Vangelo la sua credibilità e pertinenza”.</p>
<p><em>Napoli,1/10/’09<br />
Alex Zanotelli</em></p>
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		<title>GIUGNO 2009 - Diario di Missione</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 11:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Diario di Missione]]></category>

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		<description><![CDATA[Bondo, 16 giugno ‘09
Quello che si temeva da tempo si sta ormai realizzando.
I ribelli-banditi del movimento L.R.A. hanno occupato la Missione di Dakwa e
avanzano verso la Missione di Ango. La gente si è rifugiata e dispersa nella
foresta.
Qui a Bondo, che è il centro della Diocesi, stiamo aspettando i Parroci delle
due Missioni, per conoscere i dettagli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Bondo, 16 giugno ‘09</em><br />
Quello che si temeva da tempo si sta ormai realizzando.<br />
I ribelli-banditi del movimento L.R.A. hanno occupato la Missione di Dakwa e<br />
avanzano verso la Missione di Ango. La gente si è rifugiata e dispersa nella<br />
foresta.<br />
Qui a Bondo, che è il centro della Diocesi, stiamo aspettando i Parroci delle<br />
due Missioni, per conoscere i dettagli degli avvenimenti. Potete immaginare il<br />
livello di apprensione che si sta sviluppando. Ma quello che non riusciamo a<br />
capire è l’atteggiamento di generale rassegnazione di fronte ad  una situazione<br />
grave che è maturata in lunghi mesi di inerzia totale da parte delle autorit�<br />
politiche e amministrative.<br />
        Di questa grave insicurezza e violenza che ha fatto ormai tantissime vittime,<br />
non si può e non si deve parlare.  I politici che hanno avuto il coraggio di<br />
denunciarlo sono stati zittiti. Tutto il dibattito nazionale sulla sicurezza è<br />
focalizzato da mesi sulla situazione dell’Est, delle due Province del Kivu Nord<br />
e Sud. Le strane manovre diplomatiche e militari che hanno portato all’arresto<br />
del generale Kunda, e alla rinnovata alleanza tra Congo, Uganda e Rwanda, non<br />
convincono  affatto gli osservatori più attenti della realtà congolese. Il<br />
Presidente Kabila sta rafforzando la sua rete sempre più fitta di potere<br />
politico-economico, e non accetta critiche. Qualcuno però ha avuto il coraggio<br />
di avanzare seri dubbi sulla sua volontà di controllare ed eliminare il problema<br />
di questi banditi disumani, che da anni spadroneggiano dall’Uganda al Sudan e al<br />
Congo. Il Presidente Joseph Kabila deve aver offerto al Movimento LRA il compito<br />
di controllare le frontiere congolesi che si affacciano sull’Uganda,<br />
naturalmente dietro adeguata ricompensa. Ora che il potere di Kabila è affermato<br />
a livello Nazionale (dalle elezioni del 2006) sembra che il presidente non abbia<br />
mantenuto le promesse…il risultato logico e comprensibile è l’esplosione di<br />
rabbia dell’LRA che si è messo a saccheggiare i villaggi e i centri più<br />
sviluppati del Nord-Est della Provincia Orientale. Dal mese di settembre 2008,<br />
la lista delle Missioni saccheggiate è lunga e dolorosa: Duru, Faradje, Dungu,<br />
Dorma, Banda, Boeli…Il numero delle persone uccise è dell’ordine di centinaia, a<br />
decine di migliaia è salito il numero dei rifugiati interni che hanno dovuto<br />
abbandonare i loro villaggi distrutti dai ribelli. Eppure nessuna decisione<br />
politica e militare di intervento nella zona è stata presa.<br />
        C’è chi parla di una agenda non scritta, di abbandono voluto dall’Autorit�<br />
centrale nei confronti dell’etnia Zande, (la maggioranza della gente che abita<br />
le nostre zone).<br />
        E noi siamo qui. Testimoni e compagni del doloroso cammino di questo popolo,<br />
ferito da anni e anni di violenza che sembrano avergli fatto dimenticare la sua<br />
Storia di conquiste e di vittorie, di alleanze preziose con tanti popoli.<br />
Sembrano spariti i capi famosi, gli AVONGARA  che hanno guidato il popolo per<br />
secoli, fino all’arrivo dei conquistatori Europei, Belgi, Francesi e Inglesi.<br />
Fino alla spartizione del grande popolo in tre diversi Paesi: Sudan, Congo e<br />
Repubblica Centrafricana. Camminiamo con loro, da fratelli e da amici, e<br />
condividiamo la loro storia quotidiana. Stateci vicini. Abbiamo bisogno della<br />
vostra preghiera e della vostra amicizia per essere fedeli alla nostra missione.<br />
P. Gianni</p>
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		<title>SANTA PASQUA 2009</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Mar 2009 20:49:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Diario di Missione]]></category>

		<category><![CDATA[Lettere Pasqua]]></category>

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		<description><![CDATA[PANE SPEZZATO…. CONDIVISIONE e RICERCA sulle strade della MISSIONE
Bondo, Pasqua 2009
Carissimi,
inizio questa lettera pasquale seduto sul mio letto, con la flebo che mi scarica
nelle vene una buona dose di chinino. Siamo a metà marzo. Stagione secca un po’
anomala.
E’ il secondo attacco di malaria in due mesi. Arrivato improvviso alla fine
della Messa che stavo celebrando nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>PANE SPEZZATO…. CONDIVISIONE e RICERCA sulle strade della MISSIONE</p>
<p><em>Bondo, Pasqua 2009</em></p>
<p>Carissimi,<br />
inizio questa lettera pasquale seduto sul mio letto, con la flebo che mi scarica<br />
nelle vene una buona dose di chinino. Siamo a metà marzo. Stagione secca un po’<br />
anomala.<br />
E’ il secondo attacco di malaria in due mesi. Arrivato improvviso alla fine<br />
della Messa che stavo celebrando nella cappella di Limbasa, mi ha letteralmente<br />
tolto le forze; mi sentivo crollare. Alcuni chierichetti ma hanno accompagnato a<br />
piedi verso casa, e poi, visto che faticavo a seguirli, mi hanno caricato su una<br />
bicicletta. Mi sembrava di essere seduto sull’asino di Gesù che entrava a<br />
Gerusalemme, sotto lo sguardo stupito della gente …<br />
Se tutto va bene fra una settimana la crisi sarà passata e potrò riprendere il<br />
lavoro che si sta facendo sempre più impegnativo. Anche nella lingua locale<br />
(lingala) i progressi sono buoni e mi permettono di comunicare in modo adeguato.</p>
<p><strong>Il Cammino della Pace</strong></p>
<p>Ci eravamo lasciati a Natale con la brutta notizia della guerra nella Provincia<br />
Orientale del Kivu.<br />
Il Generale Nkunda, sicuramente spalleggiato politicamente e rifornito<br />
militarmente dal Rwanda, alla fine di ottobre aveva scatenato una ribellione<br />
assurda contro il Governo Centrale di Kinshasa, occupando militarmente parecchie<br />
città del Kivu.<br />
Risultato: massacri, violenze e due milioni di sfollati nel loro paese.<br />
E’ stato un brutto momento per il Congo.<br />
Con un governo eletto da pochi giorni, una squadra di ministri non ancora<br />
affiatata, un esercito nazionale che invece di difendere la popolazione si<br />
rendeva lui stesso responsabile di stupri e violenze, il Paese sembrava proprio<br />
umiliato e sconfitto.<br />
Per tentare di risolvere la crisi i Capi di Stato dell’Africa dell’Est, della<br />
Regione dei Grandi Laghi (Uganda, Rwanda, Kenya, Burundi), con la mediazione dei<br />
delegati dell’Unità Africana hanno avviato a Nairobi un delicato processo di<br />
dialogo, di una lentezza e di una complessità piena di contraddizioni, che solo<br />
gli Africani sono capaci di gestire.  Mesi di incontri a Nairobi, mesi di<br />
scaramucce diplomatiche, di calcoli politici sofisticati, mesi di pressioni<br />
internazionali a volte perfino “sfacciate” (come quella della Francia).<br />
Tutto sembrava finire nel nulla.<br />
Improvvisamente, in pochi giorni il panorama politico è cambiato e sono<br />
successe cose positive impensabili: Nkunda è stato arrestato dalle stesse<br />
autorità Rwandesi; gli eserciti del Rwanda e del Congo hanno compiuto operazioni<br />
congiunte per eliminare i famigerati Interahamwe, i guerriglieri che infestano<br />
l’Est del Congo dal tempo dei massacri avvenuti in Rwanda nel 1994; ancora<br />
manovre coordinate tra eserciti del Congo e dell’Uganda per risolvere la<br />
pericolosa presenza  dei banditi “dell’Armata di Liberazione del Signore” - LRA,<br />
presenti ormai da parecchi nel territorio congolese.<br />
Mentre il primo obiettivo sembra raggiunto, il problema LRA rimane ancora un<br />
mistero e un dramma che sta insanguinando tutta la zona est della nostra<br />
Provincia Orientale. E’ di pochi giorni la notizia che questi banditi hanno<br />
attaccato la zona di Boeli e di Banda, all’estremità della nostra diocesi, e<br />
hanno trascinato nella foresta circa trecento persone al loro servizio. Ripeto:<br />
si tratta di una storia di violenza assurda che dura da oltre 20 anni nell’Est<br />
Africa e che nessuna Istituzione politica Internazionale ha voluto affrontare<br />
seriamente e risolvere alla radice. Un vero cancro mortale per le popolazioni<br />
che incontra sul suo cammino.  Il movimento LRA, iniziato in Uganda da un certo<br />
fanatico Kony è stato usato politicamente dal Presidente Museveni per vendicarsi<br />
e controllare la popolazione Acholi del Nord a lui ostile. Dall’Uganda, dopo<br />
anni e anni di angherie e massacri contro la popolazione inerme, è passato al<br />
Sudan ed ora è arrivato in Congo. Chi ha visto gli effetti della loro violenza<br />
dice non si tratta ormai più di esseri umani: ma di autentiche belve dedite alla<br />
distruzione e alla rapina.<br />
Forte dei successi diplomatici ottenuti per risolvere la guerra con Nkunda<br />
all’Est del Paese il Presidente Kabila si sta godendo una lunga tournée di<br />
gloria nelle città del Kivu.  Ma, nonostante le assicurazioni dei vari ministri<br />
e parlamentari, molti analisti si domandano se le cavalcate trionfali del<br />
Presidente Kabila, accompagnato a volte da quello dell’Uganda (Museveni) e del<br />
Rwanda (Kagame) siano il ritratto vero della realtà. Pochi giorni fa non si<br />
parlavano nemmeno per telefono. Oggi viaggiano sulle berline scoperte come<br />
vecchi amici… Sarà vera pace? E quale prezzo dovrà pagare il Congo?<br />
<strong><br />
Ritorno a Ango</strong></p>
<p>Il 2 febbraio, festa della Luce (un tempo si diceva della Candelora) insieme con<br />
Fratel Tony Piasini e la sua squadra di collaboratori fidati, siamo partiti<br />
verso Est, in direzione di Ango. Lui aveva in programma di rifare un ponte sul<br />
fiume Mbibili. Il materiale necessario, pietre, sabbia e cemento erano pronti da<br />
tempo; bisognava solo aspettare che il livello dell’acqua scendesse al minimo<br />
per poter gettare le fondamenta. Altro obiettivo importante: verificare cosa era<br />
sopravvissuto degli ottimi progetti di promozione umana riguardanti il settore<br />
della salute, delle Cooperative agricole e artigianali e delle Strade avviati<br />
dai Volontari Italiani dell’Associazione SVI di Brescia negli anni Novanta, dopo<br />
la loro partenza.<br />
Da parte mia volevo soprattutto rivedere la gente con la quale avevo vissuto per<br />
otto anni, dal 1982 al 1990; alcuni con la presenza di mio padre.<br />
E’ stata un’emozione fortissima riabbracciare il vecchio Capo Liwolo, ormai<br />
fragile e tremante, ma deciso a mantenere il potere fino all’ultimo; rivedere i<br />
Maestri, i Catechisti, i collaboratori più stretti della Parrocchia. Alcuni<br />
ancora pieni di energia, molti  segnati dalle mille sofferenze subite in questi<br />
anni. Nella zona di Ango, infatti, per molto tempo hanno scorazzato  sia<br />
l’esercito di Mobutu sconfitto e in fuga disperata, sia l’esercito vittorioso<br />
dell’Uganda, sostenitrice di  Kabila. Tutti ugualmente scatenati a rapinare,<br />
violentare a strappare alla gente il cibo e la vita.<br />
Per anni la popolazione ha cercato solo di sopravvivere, perennemente in fuga,<br />
spostandosi velocemente dai villaggi alla foresta, Comprensibile quindi la<br />
situazione di disagio e scoraggiamento che abbiamo trovato: in pratica tutte le<br />
attività e i progetti di sviluppo rurale e di autopromozione sociale che avevano<br />
raggiunto un livello interessante sono paralizzati. Alle angherie dei militari,<br />
si sono aggiunte poi le classiche tensioni interne dei gruppi, le gelosie, le<br />
scaramucce di potere e la voglia di vantaggi personali. Al sabato abbiamo<br />
incontrato gli animatori dei gruppi di sviluppo e analizzato i vari problemi da<br />
affrontare; la Domenica è stata davvero una bella e gioiosa celebrazione durante<br />
la quale abbiamo cercato di dare coraggio a tutta la Comunità. Ne avevano<br />
proprio bisogno!<br />
<strong><br />
Congo Campione sportivo</strong></p>
<p>Dopo 35 anni di digiuno sportivo il nostro Congo ha finalmente riportato a casa<br />
la Coppa d’Africa di Foot-ball.<br />
E’ incredibile la passione e l’entusiasmo con il quale la gente ha seguito<br />
questa competizione riservata ai migliori giocatori iscritti alle squadre<br />
nazionali, ma che non giocano all’estero. Il Congo è partito bene con una<br />
vittoria e un pareggio; ma avendo perso sonoramente contro Ghana per 3 a 0, ha<br />
rischiato l’eliminazione. Solo un pareggio della Libia lo ha rimesso in gioco.<br />
Poi la semifinale vittoriosa con la Zambia, e il successo limpido proprio contro<br />
il Ghana, un 2 a 0 che è apparso soprattutto come una grossa rivincita.<br />
Durante la trasmissione del match finale è successo anche qui quanto noi siamo<br />
abituati a vedere in Italia: strade deserte, uffici chiusi, ammucchiate nelle<br />
case con la Radio o il Televisore… Dopo la vittoria, in tutto il Paese, ma<br />
soprattutto a Kinshasa, è esplosa la festa, con musica, danze e birra… La<br />
vittoria sportiva ha creato nel Paese un diffuso senso di fierezza e di<br />
ottimismo: “Siamo talmente massacrati dai problemi, dalla guerra, dalla miseria<br />
e dalla corruzione pubblica che per poter festeggiare non ci resta che lo Sport<br />
e la Musica”!</p>
<p><strong>La vostra solidarietà.  Natale ’08 e oltre.</strong></p>
<p>Potete bene immaginare che i doni per “Pane Spezzato” non arrivano in cassa<br />
solo a Natale, bensì durante tutto l’anno. Ci sono i fedelissimi<br />
dell’autotassazione mensile che depositano ogni mese il loro dono nelle mani<br />
dei collaboratori di zona, oppure che lo versano sui conti bancari come indicati<br />
in fondo alla nostra lettera e sul sito <a href="http://www.panespezzato.it">www.panespezzato.it</a>.  Da quando sono<br />
arrivato in Congo, la Procura di Verona invia  direttamente in Africa il vostro<br />
dono. Io ricevo il rapporto e, come mio dovere, celebro la S. Messa per gli<br />
amici di “Pane Spezzato” il giorno dodici di ogni mese. Quel giorno sentitelo<br />
come un giorno prezioso. Chi può partecipi all’Eucaristia e “spezzi con noi il<br />
Pane del Signore”, cuore e forza della Missione. Questo sì che è il dono<br />
prezioso che tutti possiamo condividere, da veri amici.<br />
Mentre nel Centro di Sondrio, seguendo una tradizione che dura da decenni,<br />
l’apertura della cassa avviene sempre il giorno classico dell’Epifania, e<br />
quest’anno è apparsa la simpatica somma di Euro 13.000, che sono stati<br />
distribuiti in questo modo:<br />
- Burundi. Borse di studio per L’Associazione “Dukorere Hamwe” e sostegno per la<br />
costruzione di tre Cappelle. La nostra Fides ha portato direttamente i vostri<br />
doni in Burundi.<br />
- Congo. Un sostegno prezioso all’Istituto Tecnico Medicale di Bondo, diretto da<br />
Suor Teresa Undolani. - Un sostegno alla Diocesi di Bondo per il suo Centro<br />
Pastorale. - Un aiuto alla Suora Comboniana Giovanna Valbusa, per il suo<br />
programma dei bambini malnutriti a Kisangani.<br />
- Zambia. Una Borsa di studio sostenuta da Padre J. Baptist Opargiw<br />
- Paraguay. Aiuto per i bambini di don Gianni<br />
Tramite la Procura di Verona, che è il Centro di Coordinamento dei Comboniani<br />
sono partiti per la Missione del Congo, oltre 20.000 euro. In quel conto avevo<br />
depositato tutte le numerose offerte che ho ricevuto in occasione della mia<br />
partenza. A Verona arrivano e vengono dirottati per l’Africa i vostri doni nel<br />
modo più bello e sicuro. Noi Comboniani abbiamo un sistema di condivisione e<br />
di solidarietà, una Cassa comune dove mettiamo quello che ciascuno riceve dai<br />
suoi amici, e poi, con calma, realizziamo i progetti più importanti decidendo in<br />
Comunità. Vi terrò informati. E voi siate fedeli nello “spezzare il pane” con<br />
noi; permettendoci così di essere  solidali con la gente che si trova in<br />
maggiori difficoltà.</p>
<p><strong>Annunciare la Pasqua. Ma come?</strong></p>
<p>C’è una frase di Paolo nella lettera ai cristiani di Corinto, città ricca e<br />
corrotta, che mi impressiona sempre di più: “Guai a me se non evangelizzo”!<br />
(1Cor  9,16). Guai a me se non annuncio con chiarezza e con forza il messaggio<br />
di Pasqua: la morte e la risurrezione di Gesù!<br />
Questo ha fatto il Signore per me, per noi, per liberarci da tutte le forze<br />
del male, per ridarci una libertà e una pace del cuore che inutilmente cerchiamo<br />
con le nostre forze… con le nostre illusioni… con le nostre fughe in avventure<br />
che non ci portano da nessuna parte.<br />
La prima constatazione piuttosto amara è che il ritmo di vita di tanta gente è<br />
talmente intenso che non trova neppure il tempo di farsi alcune domande<br />
essenziali che potrebbero guidarla nelle scelte più importanti. “Ma che diavolo<br />
siamo venuti a fare in questo mondo così brutto… e che ci stiamo a fare? - mi<br />
ripete spesso un amico un po’ scettico. Ma la risposta se la deve guadagnare<br />
personalmente. Il problema grave è che la gente non vuole faticare nella ricerca<br />
del senso profondo delle cose. L’esistenza sembra dominata da una parte il<br />
lavoro, qualsiasi lavoro pur di guadagnare il massimo in tempi brevi; e<br />
dall’altra dall’ansia di goderne  i frutti, attraverso intensi momenti di<br />
libertà, di relax, di evasione. Per i più giovani il brivido dello sballo.<br />
Esiste in effetti una bella realtà di impegno sociale e di gente che con amore<br />
spende la vita in mille gesti quotidiani. Di giovani che lottano per cause<br />
importanti. Con mia grande gioia, sulla Rete TV Al Jazeera, ho visto il servizio<br />
della marcia antimafia del 21 marzo che si è svolta a Napoli. Non possiamo<br />
essere pessimisti, ma preoccupati per una cultura dell’informazione che, in<br />
generale, non promuove valori forti, bensì proposte di evasione e di successo a<br />
poco prezzo.<br />
Se uno non ha un progetto personale un po’ serio rischia di vivere<br />
“teleguidato” da tanti furbi e diabolici “opinionisti” dei giornali e della TV<br />
che  pretendono di illuminare la gente su tutti i problemi: dalla politica alla<br />
medicina, dalla cultura alla scienza, dall’arte alla religione, proponendo le<br />
loro “opinioni” (appunto) come le scelte più intelligenti. Di fatto gli rubano<br />
la verità e la fatica di una ricerca seria e personale. E la gente, che non<br />
vuole sudare una goccia più del necessario… ascolta… legge… beve e assorbe<br />
“opinioni” spesso deliberatamente negative e polemiche nei confronti della vera<br />
Buona Notizia: che tutti siamo salvati nella Morte e nella Risurrezione di Gesù.<br />
Nella sua Pasqua!!<br />
Mentre qui in Africa i grandi Capi di Stato e gli uomini di cultura, della<br />
Politica, della Scienza e dello sport, quando presentano i loro successi o i<br />
loro programmi fanno un chiaro riferimento all’aiuto di Dio, alla sua<br />
benevolenza e al suo sostegno, in Italia, esportatrice di missionari del<br />
Vangelo, ogni pubblico riferimento a quel Cristo di cui stiamo per celebrare “la<br />
morte e la Risurrezione” sembra fuori luogo. La Pasqua è ancora una gioia<br />
sconosciuta.<br />
Eppure il messaggio del Vangelo, da oltre duemila anni, è semplice e chiaro:<br />
“Noi predichiamo Cristo Crocifisso, stoltezza per i Greci e Scandalo per i<br />
Giudei…”.<br />
Un Cristo che dona tutto se stesso, senza limiti e senza condizioni, …un Cristo<br />
che potrebbe illuminare al vita e liberare il cuore anche da pesi enormi e<br />
segreti che molti si portano dentro da anni. Basterebbe che sollevino lo sguardo<br />
verso “Colui che hanno trafitto”. Quel Cristo morto per amore. Solo per amore.<br />
A me che è toccata la grazia di annunciare la Pasqua in Africa, e sono felice.<br />
Ma in fondo all’anima provo una tristezza profonda a pensare che nella mia<br />
terra, anche tanta gente a me cara, pur splendida e intelligente, impegnata e<br />
generosa, non trova spazio e tempo per alzare gli occhi a quel “ Povero Cristo<br />
crocifisso” che potrebbe trasformare la loro vita, che potrebbe “farli<br />
risorgere con Lui”!<br />
Ecco perché, pure lontano da voi migliaia di chilometri, cerco di mantenere i<br />
contatti con voi e condividere le ragioni della Missione nella quale siamo<br />
amichevolmente coinvolti.<br />
Naturalmente questo è l’Augurio che faccio a tutti voi. Insieme all’invito che<br />
Paolo rivolgeva ai suoi amici di Roma, in occasione della Pasqua “lasciatevi<br />
riconciliare con il Signore”! Vedrete come cambia la vita. Vedrete che bello!<br />
Buona Pasqua e un grazie potente a tutti.<br />
<strong>Vostro p. gianni nobili mccj<br />
</strong></p>
<p>-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-</p>
<p>Per comunicare con P. Gianni la posta tradizionale non funziona. Esistono solo<br />
le strade dell’elettronica.<br />
Il suo telefono in Congo (Vodacom) 00243.81.20.67.113 può ricevere telefonate e<br />
SMS ( con le schede del mercato internazionale molto usate dagli africani in<br />
Italia). Ma i suoi SMS non sono ricevuti da gran parte dei telefoni<br />
italiani. Abbiate pazienza.<br />
Da Bondo, con il sistema Internet Satellitare a scheda GPRS, affidabile ma un<br />
po’ costoso, padre Gianni può ricevere e inviare messaggi e-mail all’indirizzo<br />
gianni@panespezzato.it<br />
Oltre alla lettera agli Amici, che arriva per posta a Pasqua e a Natale a chi la<br />
richiede e via Internet a chi ci comunica il suo indirizzo, potete avere<br />
maggiori notizie della Missione di P. Gianni sul sito <a href="http://www.panespezzato.it">www.panespezzato.it</a>  Si<br />
tratta di una Storia iniziata nel lontano 1968 in Burundi.</p>
<p>-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-</p>
<p>Per  sostenere l’attività missionaria di P. Gianni e della sua Comunità, la via<br />
più semplice è:<br />
- Per gli amici della Provincia di Sondrio “Pane Spezzato” dispone dei seguenti<br />
conti correnti:<br />
<em><strong>Credito Valtellinese: </strong>conto n. 2828 - Banca Popolare di Sondrio: conto n. 4800<br />
- Per il resto d’Italia e per coloro che volessero usufruire dello Sconto<br />
Fiscale: C.C.P. 28.39.43.77 intestato a: Missionari Comboniani - Mondo Aperto - Onlus<br />
Vicolo Pozzo, 1 - 37129 - Verona. </em></p>
<p><em>Motivo: progetti solidarietà di P. Gianni Nobili</em></p>
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		<title>Santo Natale 2008</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Dec 2008 11:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Lettere Natale]]></category>

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		<description><![CDATA[PANE SPEZZATO … CONDIVISIONE E RICERCA sulle strade della MISSIONE
Bondo - Natale 2008
Carissimi,
     Mbote na bino banso!
E’ il nostro saluto in lingua &#8220;lingala&#8221;, dal cuore della Repubblica Democratica del Congo, dove sono arrivato il 24 ottobre scorso.
Dopo 18 anni da quando ho lasciato lo Zaire (così si chiamava ancora nell’estate del 1990) per trasferirmi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>PANE SPEZZATO … CONDIVISIONE E RICERCA sulle strade della MISSIONE</p>
<p align="right"><em>Bondo - Natale 2008</em></p>
<p>Carissimi,<br />
<em>     Mbote na bino banso!</em><br />
E’ il nostro saluto in lingua &#8220;lingala&#8221;, dal cuore della Repubblica Democratica del Congo, dove sono arrivato il 24 ottobre scorso.<br />
Dopo 18 anni da quando ho lasciato lo Zaire (così si chiamava ancora nell’estate del 1990) per trasferirmi in Kenya, a Korogocho, con Padre Alex Zanotelli, ero venuto in Africa soltanto per brevi periodi, d’estate, con gruppi di amici Volontari o di studenti dell’Università di Bologna.<br />
Adesso sono di nuovo in servizio stabile proprio nella regione del Nord-Est, dove ho già lavorato dal 1982 al 1990, nella Missione di Ango. Anche mio padre, ottimo muratore, era venuto a darci una mano per oltre tre anni.<br />
Inizialmente i miei superiori pensavano di destinarmi a <em>Kinshasa</em>, poi sono finito a <em>Bondo</em>, capoluogo del vasto distretto Amministrativo che comprende anche la Zona di Ango.<br />
A Bondo si trova la sede della Diocesi, guidata dal giovane Vescovo Etienne Ung’Eyowun.<br />
In Comunità siamo quattro Missionari Comboniani. Oltre a me c’è un altro veterano d’Africa, fratel <em>Antonio Piasini</em>, valtellinese forte come una roccia e famoso costruttore di ponti in stile romano. Poi ci sono due confratelli congolesi; un giovane <em>Celestino Ngoma</em>, che ha terminato i corsi di teologia e sta facendo un periodo di pratica pastorale; e il Superiore, anch’egli congolese, padre <em>Désiré Badola</em>, reduce da una lunga esperienza di missione in Etiopia.<br />
Gli africani diventano protagonisti responsabili della vita della Chiesa. E noi, un tempo loro maestri e guide, siamo diventati fratelli e compagni di viaggio.<br />
Sono proprio contento.<br />
***          ***          ***</p>
<p>Sono arrivato a Kinshasa, la Capitale del Congo il 24 ottobre.<br />
Ad accogliermi l’amico prezioso, fratel Tony Piasini, di Poggiridenti (So), che lavora in Congo da oltre trent’anni.<br />
Spendiamo alcuni giorni per le pratiche burocratiche essenziali (permesso di soggiorno e patente di guida) e per i primi contatti con la realtà dove i Comboniani sono impegnati a Kinshasa. Si tratta di una grossa Parrocchia (<em>Bibwa</em>) in periferia, di un <em>Centro Culturale</em> che pubblica una Rivista (<em>AfriquEspoir</em>) molto apprezzata in tutta l’Africa di lingua francese; e di un Centro di Formazione per i giovani che vogliono impegnarsi come Comboniani. E’ impressionante il numero di ragazzi e ragazze che chiedono di farsi religiosi o missionari. Da un lato è bello vedere che il sogno di Comboni (<em>&#8220;Salvare l’Africa con l’Africa&#8221;</em>) si stia realizzando, che molti africani, uomini e donne, vogliano impegnarsi per l’Evangelizzazione dell’Africa. D’altro canto non ci facciamo troppe illusioni: la vita religiosa, soprattutto quando si presenta in forme d’Istituzioni Internazionali, può apparire innanzi tutto un bel salto di qualità sociale, culturale ed economico.<br />
Si tratta di una sfida importante che abbiamo deciso di accettare, con i rischi che essa comporta.</p>
<p>***          ***          ***<br />
<strong>Natale e Salvezza</strong></p>
<p>Sono migliaia d’anni che il grido dei Profeti d’<em>Israele</em> risuona in tutte le Comunità cristiane; è un grido di<em> Speranza</em> per una <em>Salvezza</em> che tutti i popoli aspettano…<br />
In questo periodo che precede il Natale del Signore tale grido si fa ancora più insistente.<br />
Ma ho l’impressione che il popolo congolese sia talmente schiacciato da decenni di sofferenza, che non riesca a raccogliere la forza positiva di quest’annuncio.<br />
<em>&#8220;E’ troppo grande il nostro peccato … siamo come uno straccio sporco! Non abbiamo né capi né Sacerdoti! Nessuno più ti prega, Signore…!&#8221;</em><br />
Guerra interna, corruzione a tutti i livelli, erosione dei valori sociali più forti e tradizionali! Questa è l’analisi spietata che i giornalisti e politici fanno nei loro editoriali e nelle trasmissioni televisive. Fa impressione questa pubblica e aperta critica della società congolese da parte di tante persone dei vari strati sociali&#8230;e al tempo stesso la mancanza di interventi efficaci per contrastare fenomeni di una gravità eccezionale. La capacità di denuncia è spettacolare; ma quella di passare all’azione è praticamente nulla…<br />
Il Congo, fra gli stati Africani, è sicuramente uno con la Storia più tormentata…da decenni ormai naviga nel caos politico ed economico. Per cacciare il Dittatore <em>Mobutu Sese Seko</em>, padrone assoluto del Paese per oltre trent’anni, c’è voluta un’alleanza militare esterna tra Uganda e Rwanda, guidata da un ambizioso quanto oscuro politico, <em>Laurent Kabila</em>. In pochi mesi è arrivato fino a conquistare Kinshasa e a diventare presidente. Ma quando ha voluto liberarsi dai suoi sostenitori stranieri, che chiedevano un prezzo esorbitante per la collaborazione prestata nella conquista del potere, egli stesso è stato eliminato, violentemente, nel gennaio del 2001! Stranamente il figlio <em>Joseph</em> ha preso il suo posto; ma ha impiegato cinque anni per legittimare il suo potere con le storiche elezioni del 2006. Le prime elezioni democratiche dal giorno dell’Indipendenza del Congo: 30 giugno 1960!<br />
Purtroppo, nonostante le grandi promesse, la macchina amministrativa dello Stato continua a girare a vuoto. Ecco alcuni esempi: noi due Comboniani, Tony ed io; il Vescovo e i suoi collaboratori, per raggiungere Bondo da Kinshasa, abbiamo impiegato ben diciotto giorni: una enormità inaccettabile per un Paese moderno. Ma qui in Congo sembra un fatto normale al quale bisogna rassegnarsi. A due anni di distanza dalle elezioni generali che hanno segnato la terza repubblica Congolese, l’Ospedale Generale di Bondo non ha ricevuto dal Ministero della Salute neppure un’aspirina….I<em> &#8220;salari ufficiali&#8221;</em> dei funzionari dello Stato, dei Maestri, dei Medici continuano ad aggirarsi sui 30/40 dollari il mese. … e possono ritardare anche parecchie settimane. Oppure, come somma ingiuria, possono essere semplicemente <em>&#8220;rapinati&#8221;</em> da funzionari maliziosi proprio nelle fasi di passaggio dalla Banca agli uffici provinciali di destinazione.<br />
Un piccolo segno di speranza: dalla fine d’ottobre il Congo ha un nuovo governo; con un primo Ministro apprezzato e preparato. Da pochi giorni è riuscito a fare votare il Budget per il 2009 e a fare ripartire l’Alta Corte di Giustizia, bloccata e inattiva da ben dieci anni! Come stupirsi se la corruzione è così diffusa nell’amministrazione della cosa pubblica?<br />
Le sfide del Governo <em>Muzito</em> (così si chiama il primo Ministro in carica) sono enormi. Innanzi tutto c’è da fermare la guerra nella Provincia dell’Est del Paese, nel Nord-Kivu, ai confini con l’Uganda e il Rwanda. Con pretese inaccettabili il generale <em>Nkunda</em>, sostenuto dal governo Rwandese di Kagame, ha rifiutato il piano di riconciliazione nazionale (<em>Amani</em>) elaborato mesi or sono. Ha scatenato una ribellione contro il governo centrale congolese, occupando villaggi strategici con le sue milizie, uccidendo gente innocente, destabilizzando una vasta aerea del  Nord Kivu e causando circa due milioni di <em>&#8220;rifugiati interni&#8221;</em>. Tutto questo sotto gli occhi delle forze dell’ONU, ben 17.000 militari presenti nella zona per proteggere la gente e fare rispettare gli accordi di Pace stabiliti da lungo tempo. Nkunda è troppo forte; ha equipaggiamento e armi in quantità; paga bene i suoi soldati e ha un piano che <em>&#8220;di fatto&#8221; </em>sostiene le ambizioni del Rwanda: destabilizzare la zona est del Congo e sottrarla al potere centrale di Kinshasa. I politologi internazionali parlano di <em>&#8220;balcanizzazione&#8221;</em>. L’esercito Congolese è un vero disastro. I militari regolari, disorganizzati e malpagati, invece di difendere la gente e il loro paese si sono dati al saccheggio e a forme di vessazione ignobili contro la popolazione già disperata.<br />
I politici dell’ONU, dell’Unione Africana e dell’Europa parlano di una grande tragedia umanitaria. Organizzano costose conferenze a Nairobi, in Kenya, ma non hanno il coraggio di denunciare apertamente i responsabili di questa tragedia e i loschi interessi internazionali (miniere di diamanti, oro e metalli preziosi per le industrie dei paesi più avanzati) che stanno alla radice di questa guerra assurda.<br />
Quale Natale di Pace è possibile e quale Salvezza per questo popolo martoriato?</p>
<p><strong>La missione che mi aspetta</strong></p>
<p>Mi rendo conto che ci vorrà del tempo per capire le cose più importanti da fare e come affrontarle nel modo più corretto.<br />
Intanto però il Vescovo, giovane e pieno di grinta mi ha proposto 3 impegni prioritari:<br />
a)    rafforzare il Centro Pastorale<em> &#8220;Lisangà&#8220;</em> diretto dal mio confratello, P. Désiré Badola.<br />
b)    animare in modo particolare una Comunità cristiana in periferia di Bondo: Limbasa. Esiste già una cappella destinata a diventare Parrocchia autonoma;<br />
c)    accompagnare le piccole comunità cristiane di Base (CEVB) presenti sul territorio e che sono ritenute la forza  nuova della Chiesa africana.</p>
<p>Intanto devo recuperare la lingua locale, <em>il lingala</em>, che maneggiavo assai bene durante il mio servizio nella Missione di Ango. L’impresa non è semplice come pensavo; e il programma proposto non è da poco.<br />
Il mio Santo fondatore, Daniele Comboni, diceva che un buon Missionario dovrebbe <em>&#8220;lavorare di giorno e pregare di notte!&#8221;</em>. Io non sono ancora arrivato a questo livello, perché alla sera, verso le 20,30, mi sembra di crollare dal sonno. La ragione però è semplicissima: prima dell’alba, verso le 4,30, bisogna scattare fuori dal letto. Come dice uno dei salmi che recitiamo spesso, siamo noi a <em>&#8220;svegliare l’Aurora&#8221;</em>, e a intercedere in favore di questa comunità umana che ci è affidata.</p>
<p><strong>Progetti</strong></p>
<p>Come ogni anno, il giorno dell’Epifania, apriremo la cassa del nostro Gruppo<em> &#8220;Pane Spezzato&#8221;</em> e distribuiremo i vostri doni alle varie missioni.<br />
D’ora in avanti, dato il mio ritorno in Congo, il sostegno prioritario sarà dato alla Missione dove sono direttamente impegnato. Ma continueremo ad aiutare soprattutto il Burundi dove i bisogni sono pure tanti e il peso della guerra si fa ancora sentire: dal Progetto <em>&#8220;Borse di studio per Dukorerere Hamwe&#8221;</em>, al sostegno alle parrocchie di Mabayi, Butara e Cibitoke per le <em>Cappelle</em> che la gente sta costruendo. I cristiani fanno la loro parte in mezzo a tante difficoltà: noi diamo loro una mano.<br />
<em></em></p>
<p><em><strong>Per la nostra Comunità di Bondo i tre progetti che riteniamo più urgenti sono:</strong></em></p>
<p><strong><em>a) l’aiuto alle vittime di un assurdo Movimento ribelle (Lord Resistance Army) </em></strong>nato in Uganda, emigrato in Sudan e ora infiltratosi in Congo. Da alcuni mesi ha investito la zona di Dungu dove anche una nostra Missione (Duru) è stata distrutta, e i Padri sono sopravvissuti per miracolo. Si tratta di guerriglieri <em>“pazzi”</em> che hanno perso ogni forma di umanità: bruciano i villaggi, uccidono, violentano le donne, rapiscono i ragazzi e le ragazze e se li portano come schiavi nella foresta, nei loro<em> “campi base”</em>. Migliaia di persone sono fuggite per intere settimane nella foresta, abbandonando le loro case e tutti i loro beni, di fronte all’avanzata di questi diabolici guerriglieri che nessun esercito regolare è riuscito fin’ora ad eliminare.<br />
<strong><em>b) il risanamento delle case dove viviamo: </em></strong>serramenti, garage, servizi igienici, impianto elettrico, grossa cisterna per l’acqua piovana.<br />
<em><strong>c) costruzione di alcune stanze</strong> </em>per accogliere i futuri collaboratori laici che potrebbero associarsi a noi nelle mille attività della Missione.<br />
Non si tratta di lavori eccezionali. Sono i problemi logistici di rifornimento dei materiali essenziali che fanno venire i brividi: pensate che a Bondo oggi il cemento costa 105 dollari al sacco!  Siamo talmente isolati dal resto del Paese che il cemento viene portato, in bicicletta, per centinaia di kilometri da autentici “eroi” della strada. Ma di questi dettagli tecnici avremo modo di parlare ancora prossimamente.</p>
<p><strong>AUGURI</strong></p>
<p>Buon Natale a tutti.<br />
Buon Natale a chi avrà il coraggio di cercare il CRISTO “già NATO” nei luoghi della sofferenza e della solitudine. E condividerà la sua gioia con chi ha il cuore ferito.<br />
Buon Natale a chi lo passerà ad aiutare la gente, sulle strade, negli ospedali, nelle stazioni e negli aeroporti e, servendo la comunità, renderà possibile la festa di tutti.<br />
Buon Natale anche a chi, purtroppo, ha scelto di mettere da parte la splendida Storia di Gesù di Nazareth, l’Emmanuele, il Dio che si fa fratello dell’Uomo e compagno del suo difficile cammino, per seguire le favole di un Mondo intrappolato dall’euforia dei riti di un consumismo esagerato, dal mito di un babbo Natale che propone soprattutto regali, giocattoli ed evasioni turistiche.<br />
Buon Natale anche a chi ha il cuore ferito da profonde sofferenze e fa fatica ad alzare gli occhi verso l’alto, a guardare la Stella che li porterebbe a Betlemme ad adorare il Bambino che nasce, a ritrovare la Pace. E invece fuggono verso misteriosi paradisi esotici che creano solo illusioni.<br />
Buon Natale a chi avrà il coraggio di liberare il suo cuore dal rancore di un torto subito; e facendo il primo passo, renderà possibile la ripresa di un saluto e di un dialogo che fa la vita più serena per tutti. Aiutatevi ad accogliere il dono del perdono e della Pace di Natale. Vedrete che bello!<br />
Buon Natale soprattutto a voi, amici che da anni mi seguite sul cammino della Missione e<em> &#8220;spezzate il vostro Pane&#8221; </em>affinché il Vangelo che proponiamo sia credibile attraverso tanti gesti di solidarietà.</p>
<p><strong>Ditelo a tutti: il Signore è felice di stare con noi. Andiamogli incontro.<br />
Buon Natale e Buon Anno.<br />
Un grazie potente a tutti.</strong></p>
<p><strong> P. Gianni</strong></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>SINTESI CRONOLOGICA PROGETTI SOSTENUTI dal Gruppo “SHALOM” diventato  “PANE SPEZZATO” dal Natale 2007</title>
		<link>http://www.panespezzato.it/?p=124</link>
		<comments>http://www.panespezzato.it/?p=124#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 15 Dec 2008 11:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[I progetti]]></category>

		<category><![CDATA[Progetti realizzati]]></category>

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		<description><![CDATA[Nelle lettere di Natale che in questi anni sono andato scrivendo, ho cercato sempre di concretizzare le richieste di aiuto che mi arrivavano dalle varie Missioni, da parte di persone o Istituzioni conosciute personalmente durante i miei viaggi di solidarietà, oppure segnalati da confratelli.
Ogni anno poi, rendevo conto, in modo semplice e diretto, della destinazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle lettere di Natale che in questi anni sono andato scrivendo, ho cercato sempre di concretizzare le richieste di aiuto che mi arrivavano dalle varie Missioni, da parte di persone o Istituzioni conosciute personalmente durante i miei viaggi di solidarietà, oppure segnalati da confratelli.<br />
Ogni anno poi, rendevo conto, in modo semplice e diretto, della destinazione dei nostri doni.<br />
Come potete rendervi conto dalle cifre, si tratta di un gruppo molto limitato, formato soprattutto da amici che si <em>“autotassano mensilmente”</em> e operano attraverso la rete dei Missionari Comboniani.<br />
Un rapporto di amicizia e di fiducia che produce un piccolo contributo all’opera grande della Missione. Ecco i principali interventi che il gruppo ha realizzato in questi ultimi anni che ho passato in Italia. D’ora in avanti, dato il mio trasferimento in Congo, “Pane Spezzato” sarà particolarmente attento a sostenere la Missione di Bondo, senza dimenticare altre richieste urgenti dalle Missioni sorelle.</p>
<p><strong>ANNO 2007<br />
Doni ricevuti: Euro 16.000<br />
Distribuiti ai seguenti destinatari:</strong></p>
<p>- <strong>Kenya: </strong>Missione di Kariobangi: sostegno alle vittime della violenza post-elettorale; e a Persone diversamente abili.<br />
- <strong>Zambia:</strong> Sostegno finale al Rifugiato Rwandese Borsista di Medicina.<br />
- <strong>Tanzania:</strong> Aiuto Ospedale,Orfanotrofio e Centro persone diversamente abili.<br />
- <strong>Congo: </strong>Aiuto a Sacerdoti e Religiose, studi ed emergenze varie.<br />
- <strong>Burundi: </strong>Sostegno alle Borse di studio di <em>“Dukorere Hamwe”</em>.<br />
- <strong>Paraguay:</strong> Per l’educazione di ragazzi in difficoltà.</p>
<p><strong>ANNO 2006<br />
Doni ricevuti: Euro 16.500<br />
Distribuiti ai seguenti destinatari:</strong></p>
<p>-<strong> Zambia: </strong>Sostegno studente Medicina Rifugiato Rwandese.<br />
- <strong>Burundi: </strong>Sostegno Borse di studio di <em>“Dukorerer Hamwe”</em>- Sostegno Progetto ragazzi ex-soldati.<br />
-<strong> Sud-Sudan: </strong>Progetto Formazione agenti Pastorali.<br />
-<strong> Congo: </strong>Sostegno Religiose e Sacerdoti locali.</p>
<p><strong>ANNO 2005<br />
Doni ricevuti: Euro 20.000<br />
Distribuiti ai seguenti destinatari:</strong></p>
<p>- <strong>Kenya: </strong>Sostegno progetti di Korogocho.<br />
- <strong>Congo: </strong>Radio Elikya. Costruzione Ponti.<br />
- <strong>Mozambico: </strong>Progetto costruzione Scuole Secondarie a Beira.<br />
- <strong>Brasile: </strong>Sostegno al Seminario diocesano di Balsas.<br />
- <strong>Zambia:</strong> Borsa di studio Studente Medicina Rifugiato Rwandese.</p>
<p><strong>ANNO 2004<br />
Doni ricevuti: Euro 16.200<br />
Distribuiti ai seguenti destinatari:</strong></p>
<p>- <strong>Burundi: </strong>Sostegno studenti in difficoltà dopo la guerra.<br />
- <strong>Zambia:</strong> Borsa di studio Studente Medicina Rifugiato Rwandese.<br />
- <strong>Kenya: </strong>Borsa di studio Studente di Legge. -  Sostegno all’Ospedale Jamaa.<br />
- <strong>Sud-Sudan:</strong> Formazione agenti Pastorali<br />
- <strong>Congo:</strong> Costruzione Ponti.</p>
<p><strong>ANNO 2003<br />
Doni ricevuti: Euro 15.000<br />
Distribuiti ai seguenti destinatari:</strong></p>
<p>- <strong>Mozambico: </strong>Borsa di studio Sacerdote Diocesano<br />
- <strong>Sud-Sudan:</strong> Costruzione Chiesa.<br />
- <strong>Mozambico:</strong> Costruzione Scuola Media a Nacaroa<br />
- <strong>Burundi:</strong> Piccole Borse di studio.</p>
<p><strong>ANNO 2002<br />
Doni ricevuti: Euro 16.600<br />
Distribuiti ai seguenti destinatari:</strong></p>
<p>- <strong>Kenya: </strong>Borsa di studio<br />
- <strong>Mozambico:</strong> Contributo per Automobile Centro Pastorale – Aiuto ai Sacerdoti Diocesani.<br />
- <strong>Zambia:</strong> Aiuto ai Laici Missionari</p>
<p><strong>ANNO 2001<br />
Doni ricevuti: Lire 32.000.000<br />
Distribuiti ai seguenti destinatari:</strong></p>
<p>- <strong>Italia:</strong> Sostegno alle Comunità ACF - “Condominio Solidale”.<br />
- <strong>Mozambico: </strong>Convitto Ragazze a Nacaroa - contributo acquisto Automobile.<br />
- <strong>Uganda: </strong>Sostegno Progetto Pacificazione tra i Karimojong.<br />
- <strong>Kenya: </strong>Borsa di studio.<br />
- <strong>Guatemala: </strong>Aiuto ragazzi di strada.</p>
<p><strong>ANNO 2000<br />
Doni ricevuti: Lire 35.000.000<br />
Distribuiti ai seguenti destinatari:</strong></p>
<p>-<strong> Kenya:</strong> Per un Ponte solido sul fiume Nairobi tra Korogocho e Dandora.<br />
- <strong>Congo:</strong> Progetto di Alfabetizzazione popolare.<br />
<strong>- Mozambico:</strong> Ristrutturazione Casa per laici Missionari a Nacaroa.<br />
- <strong>Brasile: </strong>Aiuto ad una Comunità educativa in baraccopoli.<br />
- <strong>Italia:</strong> Sostegno alle Comunità ACF - “Condominio Solidale”.</p>
<p>Mi pare che questo rapporto, (che potrebbe risalire lontano negli anni), possa dare un’idea del tipo di aiuto che <strong><em>“Pane Spezzato” </em></strong>ha offerto ed è in grado di <em>offrire alle Missioni. Un aiuto che vuole</em> “sostenere e integrare” quanto la gente africana sta facendo con tanto impegno in situazioni a volte drammatiche.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>NOVEMBRE 2008 - Diario di Missione</title>
		<link>http://www.panespezzato.it/?p=126</link>
		<comments>http://www.panespezzato.it/?p=126#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 30 Nov 2008 11:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Diario di Missione]]></category>

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		<description><![CDATA[Kinshasa – 1 novembre 2008
 Il Congo, orgogliosamente autoproclamatosi Repubblica Democratica da alcuni anni, non decolla ancora.
Ecco quello che mi capita di vedere ogni giorno che esco sulle strade della città:
-    un mare di gente che corre alla ricerca del necessario per sopravvivere…come un fiume in piena le cui arterie principali si moltiplicano in mille rivoli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Kinshasa – 1 novembre 2008</em></p>
<p><strong> Il Congo</strong>, orgogliosamente autoproclamatosi <strong>Repubblica Democratica</strong> da alcuni anni, non decolla ancora.<br />
Ecco quello che mi capita di vedere ogni giorno che esco sulle strade della città:<br />
-    un mare di gente che corre alla ricerca del necessario per sopravvivere…come un fiume in piena le cui arterie principali si moltiplicano in mille rivoli secondari.<br />
-    Strade in stato pietoso all’interno di una città che non ha ancora recepito il suo ruolo di Capitale di uno stato ricco e grande come il Congo. Non ha ancora trovato amministratori competenti e coraggiosi.<br />
-    Il traffico enorme e caotico, fatica a scorrere su strade che da decenni non rinnovano l’asfalto e hanno visto moltiplicarsi per mille il numero delle vetture, delle moto, dei camions, delle biciclette…è una sfida per chiunque si azzarda a mettersi in viaggio. A parte le lussuose auto di rappresentanza diplomatica o delle grosse compagnie commerciali, sembra davvero un po’esagerato chiamare <em>“automobili”</em> certe carcasse ambulanti, ferite e rattoppate  nei modi più fantasiosi, stracariche di gente e di mercanzie. E’ impressionante vedere come questi spericolati mezzi di trasporto prendono d’assalto qualunque spiraglio di spazio per avanzare più veloci rispetto alla concorrenza<br />
-    Testimoni di questo autentico spettacolo, e immersi anche loro in questo fiume tumultuoso  che riempie le strade dall’alba al tramonto, sono centinaia di poliziotti che devono trovare proprio sulla strada un <em>“salario minimo” </em>che il Governo non riesce ad assicurare. Fanno un po’ tenerezza e compassione. Ma chi capita sotto i loro controlli, passa momenti difficili.<br />
-    Accanto alle auto e agli automezzi c’è il mare della gente impegnata nelle più incredibili forme di traffici e commerci spiccioli. Si muove a ritmo intenso e vivace, portandosi in testa o sulle spalle quanto tenta di smerciare. Fermandosi in qualsiasi spazio e creando<em> micro-esposizioni</em> di qualsiasi prodotto, oggetto nuovo o vecchio, bello o brutto, utile o banale.<br />
-    Un misto incredibile di fantasia, illusione o, forse, di disperazione, sono le spinte che mandano avanti questa umanità. Avrebbe il diritto di esplodere, di rivoltarsi contro un sistema politico e amministrativo che da decenni sta dilapidando le ricchezze del paese per i suoi interessi personali. Invece, semplicemente e tenacemente,  cerca sentieri di sopravvivenza.</p>
<p><strong>Politicamente le cose si mettono male.</strong></p>
<p>Da pochi giorni il Presidente Joseph Kabila ha formato il nuovo governo, mandando a casa il primo ministro <strong><em>Gizenga</em></strong>, antico e famigerato rivoluzionario degli anni sessanta, vero dinosauro della politica congolese. Chissà come mai, dopo tutto quello che ha combinato, oggi lo chiamano <em>“patriarche” </em>(patriarca), e gli pagano una pensione d’oro!<br />
Ma all’est del Paese, nella regione del Nord Kivu, i ribelli del generale <em>Nkunda</em>, minacciano di conquistare la città di <em>Goma</em>. Il Generale responsabile della <em>MONUC</em> ( le forze internazionali dell’ONU presenti per difendere gli accordi di Pace nella zona), ha dato le dimissioni. L’esercito nazionale congolese (FARDC) non è in grado di difendere il Paese da qualsiasi nemico, tanto meno dalle forze del generale Nkunda, armate ed equipaggiate al massimo, e sostenute dal Rwanda.<br />
La gente scappa dalla città di <em>Goma</em>, sapendo di rischiare la vita.<br />
<em><strong>Euronews</strong></em> parla chiaramente di scontro razziale tra <em>Tutsi</em> (l’armata di Nkunda) e <em>Hutu</em>, la maggioranza della popolazione residente a Goma e dintorni. Le radici di questo scontro, che sembra non finire mai, sono profonde e complesse; in parte risalgono ai tempi della colonizzazione belga che ha radicalizzato le differenze razziali e ne ha facilitato la cristallizzazione per interessi molto pratici e amministrativi. In parte tali differenze e tensioni razziali si sono aggravate dopo i drammatici avvenimenti del 1994, (uccisioni di massa dei Tutsi e Hutu moderati in Rwanda) e i successivi massacri della popolazione Hutu, fuggita in Congo dal Rwanda per evitare la vendetta dei Tutsi di Kagame, nuovi padroni del Rwanda.<br />
Tre anni più tardi, l’impresa rocambolesca e quasi incredibile di eliminare il dittatore Mobutu Sese Seko, condotta da un’alleanza militare tra Uganda e Rwanda, e guidata da <em>Laurent Désiré Kabila</em> nel 1997, ha reso ancora più complessa la situazione dell’Est del Congo, zona ricchissima di minerali preziosi. Per ripagarsi della collaborazione prestata a Kabila, le armate dei due paesi confinanti, da anni ormai, hanno considerato quel territorio come preziosa riserva di caccia: oro, coltan e diamanti sono stati saccheggiati con la collaborazione tecnica di grosse imprese straniere.<br />
Un grande sforzo della società civile congolese e il sostegno di tante organizzazioni internazionali  era riuscito a elaborare un delicato Piano di Pace, chiamato <strong><em>“Amani”</em></strong>. Ma il Generale Nkunda da lungo tempo e ora in modo spavaldo, lo ha rinnegato e ora si è messo apertamente contro il governo centrale di Kinshasa, scontrandosi con l’esercito regolare, massacrando gente innocente, creando una situazione di disperazione insensata tra le gente del Nord Kivu.<br />
Le istituzioni Politiche Internazionali (<em>Nazioni Unite, Unione Africana e Unione Europea</em>) non hanno il coraggio di denunciare l’aggressione di Nkunda, spalleggiato dal Rwanda.<br />
Si limitano a deplorare la gravità di una ennesima “<em>catastrofe umanitaria</em>”! E a inviare delegati di altissimo livello diplomatico (e di altissimi costi pagati da tutti noi), per constatare quello che tutti sanno: una mostruosa violazione dei diritti umani di una popolazione inerme, con violenze, distruzione dei villaggi, stupri e massacri di innocenti.<br />
E’ prevista una Conferenza Internazionale a Nairobi con la presenza dei Capi di Stato del Congo (<em>Kabila</em>), del Rwanda (<em>Kagame</em>) e degli altri paesi dei Grandi Laghi. Riusciranno a combinare qualcosa?<br />
Intanto la gente muore. E due milioni di persone sono allo sbando.<br />
<em><br />
Kisangani, 8 novembre, 2008</em></p>
<p>Sono ormai otto giorni che siamo arrivati a Kisangani, importante città capitale della Provincia Orientale.<br />
Prima dell’indipendenza si chiamava <em><strong>Stanleyville</strong></em>, in onore del famoso esploratore al servizio del re del Belgio. In passato, durante la Colonia deve essere stata molto bella.<br />
Adesso è una tipica città africana, con resti architettonici di un certo rilievo: palazzi, ville e casa che ricordano il florido periodo coloniale. Ma i segni della decadenza prevalgono su quelli della crescita. L’esplosione di alcune forme di sviluppo tecnico: telefonini, motociclette, biciclette in quantità, computer, parabole per Tv satellitare, agganciano al mondo moderno una città che vive ancora in una realtà rurale, fragile, ferita.<br />
Anche Kisangani è una città ferita da 48 anni di indipendenza che hanno prodotto una Nazione dissanguata da un sistema politico di dittatura e di corruzione. Un sistema che si è sempre sostenuto sfruttando ambigue alleanze con potenze economiche straniere.<br />
Ci sono Istituzioni di un certo prestigio: Università, Ospedali, qualche Banca, un aeroporto ereditato dalla Colonia Belga. Ma i segni di una nuova stagione di libertà e di progresso non si vedono ancora; prevale la fatica della lotta quotidiana per la sopravvivenza.<br />
Eppure da questa città passano fiumi di denaro prodotto dalle miniere congolesi del Nord e dell’Est;  di questa ricchezza non rimane traccia per la popolazione. I profitti vanno ai grossi commercianti di oro e diamanti che hanno i loro uffici (<em>comptoir</em>) qui in città.<br />
Intanto di aerei per Bondo neppure l’ombra, e noi siamo bloccati.<br />
Nessuna compagnia assicura un collegamento regolare. Alcune ipotesi emerse nei giorni passati si sono rivelate infondate… dobbiamo solo aspettare…e sperare! Stiamo sperimentando sulla nostra pelle quello che è difficile immaginare all’esterno: il Congo, un Paese dalle dimensioni continentali e con ricchezze immense, non è in grado di gestire i servizi fondamentali della società, di prendere in mano le semplici sfide della vita quotidiana: la posta, l’acqua, la luce, le strade.<br />
La guerra che è in atto all’est del Paese, nelle Regioni del Kivu, ha radici profonde in problemi che sembrano superare le forze dello Stato centrale. Lo sviluppo di gruppi guerriglieri locali, sostenuti da potenze estere (Uganda, Rwanda e Burundi) e da grosse Compagnie Minerarie Internazionali, è la conferma di questa situazione.<br />
I politici congolesi sono maestri nell’analisi della situazione; ma in quanto a decisioni concrete per risolvere i problemi siamo a zero!<br />
E la Comunità internazionale non può fare altro che essere <em>“testimone impotente”</em>, e nonostante una massiccia presenza (si parla di 17.000 militari della forza di interposizione della Monuc), è incapace di impedire la violenza, le rapine e le ingiustizie a danno della popolazione locale.<br />
Gli strateghi della politica Internazionale stanno balbettando proposte inadeguate.<br />
Non hanno la forza morale e il coraggio di dire una verità difficile, che potrebbe smascherare gli interessi e i giochi perversi dei veri protagonisti dei disordini in atto.<br />
Intanto gli innocenti muoiono tra l’indifferenza e la rassegnazione generale.</p>
<p><em>Kisangani, 11 novembre 2008</em></p>
<p>Finalmente un aereo è pronto per portarci a Bondo.<br />
Grazie ad una serie di contatti privilegiati tra il nostro Vescovo di Bondo <em>Mons. Etienne Eng’owun</em>, anch’egli bloccato come noi, e il Governatore di Kisangani, suo concittadino.<br />
Non è ancora chiaro se il Governatore sia un  uomo magnanimo o un furbo matricolato. Di<br />
fatto ci ha ricevuto in udienza particolare dopo 5 ore di anticamera, e ci ha dato due regali preziosi: i soldi per l’aereo Kisangani-Bondo (circa 6.000 dollari) e la seconda  parte (contributo di 10.000 dollari) di un fondo per la riparazione delle strade che il nostro fratel Tony Piasini sta portando avanti da oltre 20 anni.<br />
Non è chiaro appunto se ci ha dato il malloppo che ci spettava  per i lavori necessari, oppure solo le briciole di un più consistente Fondo governativo destinato a tutta la provincia Orientale. Di fatto questo prezioso acconto permetterà di rilanciare i lavori, già avviati nei mesi passati, per riaprire la strada Bondo-Bili. La somma, rispetto all’impresa da compiere, è in verità assai modesta; ma Fratel Tony Piasini, che è impegnato nel settore dello sviluppo locale, non si scoraggia. Ha la fortuna di avere ottimi collaboratori, sia tra i Capi tradizionali che coinvolgono la gente, sia tra gli animatori delle squadre degli operai. E vent’anni di esperienza sul campo.<br />
Dopo diciotto giorni che siamo sbarcati a Kinshasa, la voglia di concludere questo interminabile viaggio è forte.<br />
Dato che l’aereo disponibile per noi è solo un piccolo <em>“porteur”</em> di soli dieci posti, veniamo indirizzati all’aeroporto secondario della città. C’è posto per  il nostro gruppetto; ma non per i nostri bagagli. Per quelli dovremo trovare una soluzione alternativa.<br />
Pazienza!<br />
Verso mezzogiorno ci godiamo il miracolo della partenza verso la destinazione finale.<br />
Un paio d’ore di volo sopra una foresta impressionante. E siamo subito a casa.</p>
<p><em>Bondo, 12 novembre 2008</em></p>
<p>Ritorno in Congo dopo 18 anni e ritrovo una realtà che impressiona per la complessità delle sfide che offre. C’è una voglia diffusa di superare decenni di crisi e di vuoto di potere, di corruzione e di mala amministrazione, ma la realtà da affrontare è piuttosto amara: strutture risalenti all’età coloniale; erosione dell’ambiente naturale (a Kinshasa è uno scandalo pauroso, con interi pezzi di città sono ingoiati dalle frane); ma soprattutto erosione della coscienza morale generale. Dichiarata consapevolezza della crisi, lucida analisi della realtà e dei problemi;  ma anche una diffusa rassegnazione e paurosa mancanza di concretezza nel proporre almeno alcuni obiettivi di rinnovamento. Si respira l’orgoglio e la fierezza di appartenere ad una grande nazione; ma anche il disagio di non poter risolvere i tanti piccoli e quotidiani problemi di sopravvivenza.<br />
Eppure la gente, questa splendida gente africana, nella sua lotta quotidiana per sopravvivere, riesce perfino a mantenere la serenità e a sorridere.<br />
Mistero di una Speranza diffusa ad ogni latitudine del Mondo.<br />
Alla sera, il giovane Vescovo <em>Etienne Eng’owun</em>, rientrato insieme con noi da un’importante  visita in Europa, ci raduna con tutti i suoi preti e religiosi  per fare un rapporto diretto ed essenziale degli incontri  che ha avuto e dei progetti che in questi mesi ha elaborato.<br />
E’ un invito alla speranza… all’impegno di tutti… all’ottimismo nonostante le evidentissime difficoltà.<br />
Il giorno seguente abbiamo ospiti a cena i due medici titolari dell’Ospedale. Sono scoraggiati. Da due anni il Governo non ha mandato proprio niente: né medicinale né alcun altro materiale. Qui si fanno interventi chirurgici con le lamette da barba <em>“Gilette”</em>!  Vi rendete conto?<br />
Ieri abbiamo avuto un’altra visita importante: due Capi dell’amministrazione locale tradizionale, molto amici di Fratel Tony, vengono a complimentarlo per il suo ritorno a Bondo dopo la permanenza in Italia e a fare una visita di cortesia alla Comunità. Con loro abbiamo un rapporto cordiale e limpido. Hanno la convinzione, lungamente provata dall’esperienza, che la Missione è  partner preziosissimo per la promozione della realtà sociale in cui viviamo. Soprattutto per le strade e per i ponti,  il nostro Fratel Tony si è fatto una fama straordinaria.</p>
<p><em>Bondo, 13 novembre 2008</em></p>
<p>Clima tropicale.<br />
Temporali fortissimi, che durano due o tre ore soltanto, ma rovesciano tonnellate di acqua preziosa per una terra ricca di foreste e di savane assetate. Il fiume Uele, che sfiora la cittadina di Bondo, è gonfio e veloce; passa vicino al Centro Direzionale e all’aeroporto. Una ricchezza di energia tutta da scoprire e valorizzare… Fratel Tony da anni coltiva il sogno di realizzare una turbina per l’energia elettrica.<br />
Non è impresa facile; ma certo risolverebbe una quantità enorme di problemi per la città e le sue Istituzioni più importanti.<br />
Insieme con Padre Désiré Badola, un comboniano congolese responsabile del Centro Pastorale Diocesano, abbiamo fatto una visita dettagliata delle strutture e un giro d’orizzonte dei Progetti, dei Programmi e dei Problemi che si pongono per una gestione adeguata del Centro. Si tratta di una sfida veramente grande: strutture da modernizzare e da rendere funzionali, personale da sostenere con una formazione aggiornata, obiettivi a medio e lungo termine da identificare in una prospettiva di <em>“africanizzazione”</em> e di una autonomia rispetto agli aiuti esterni.<br />
Un impegno proposto dai Vescovi africani fin dal lontano 1973, ma che rimane purtroppo ancora un sogno difficile da realizzare! Ma cercheremo di mettercela tutta.</p>
<p><em>Bondo, 23 novembre 2008</em></p>
<p>Oggi è stata una grande festa presieduta dal vescovo Etienne, con la consacrazione di alcune giovani donne alla vita religiosa. Canti e danze senza limiti di ritmi e di tempi. Una celebrazione di oltre tre ore che ha scatenato la gioia di tutta la Comunità.<br />
Anche qui fa una certa impressione vedere della belle ragazze che, prima di ricevere l’abito religioso, letteralmente “si liberano” di orecchini e finti capelli (parrucche) stile americano tanto di moda fra le giovani generazioni femminili.<br />
Ma rimane comunque una sensazione di disagio: la vita religiosa consacrata, sia maschile sia femminile, è stata organizzata su modelli importati dall’Europa. A parte la sincerità delle singole persone che fanno una scelta coraggiosa di <em>distacco dalla famiglia</em>, in una società africana che si aspetta moltissimo dai suoi figli e stenta a cogliere questa dimensione radicale del Vangelo, abbiamo la sensazione  che la vita religiosa crei una classe sociale di gente privilegiata che stenta ad essere “segno efficace” del Regno di Dio proposto dal Vangelo. Mentre l’<em>obbedienza</em> può essere facilmente accettata dalla cultura africana, assai rispettosa dell’Autorità, la <em>povertà</em> che non preveda la condivisione dei beni e la <em>castità</em> che non prevede la trasmissione della vita, fanno più fatica ad essere vissute serenamente. Il modello di vita importato da noi missionari rischia di produrre religiosi distanti dalla gente che, per vivere hanno bisogno di tante cose e strutture tipiche di una classe medio-alta; come di fatto siamo noi missionari venuti dall’Europa.<br />
Lo sforzo sincero di incarnazione che molti di noi stanno facendo non sembra ancora produrre risultati significativi. Abbiamo ancora una lunga strada da percorrere.<br />
Nota tecnica: al ricevimento serale tenuto nel convento delle suore, un serpente piuttosto pericoloso è venuto a disturbare la festa; ma è finito male. E’ incredibile la capacità della gente di “sentire” il pericolo e di vederlo anche nell’oscurità più forte.<br />
Per noi c’è anche la famosa frase del vangelo di Marco: <em>“Né veleni né serpenti faranno del male si servitori del Vangelo”!</em><br />
Rimane un piccolo dubbio: e se il “servitore” del Vangelo non è proprio così fedele, scamperà al pericolo?</p>
<p><em>Bondo, 29 novembre 2009</em></p>
<p>E’ arrivata la notizia della morte, in Italia, del Volontario bresciano Gino Filippini, rientrato da poco da Korogocho.<br />
Tredici anni di servizio generoso e tenace in quell’inferno di polvere, diossina, miasmi.<br />
Tredici anni di vita spesi con amore in un <em>avamposto-simbolo</em> della Missione nuova hanno coronato una vita splendida spesa totalmente per l’Africa. Dal Burundi al Rwanda, all’Uganda, al Congo e infine al Kenya. Queste le tappe principali del suo pellegrinaggio di amore e di servizio per gli Africani.<br />
Compagno forte ed animatore esigente, ha voluto essere in comunione con i Missionari religiosi, ma rivendicando una sua linea di laico capace di autonomia critica nelle scelte quotidiane.<br />
Una signora africana, nostra collaboratrice a Korogocho lo ha definito una <em>“icona della Speranza”</em>.<br />
E’ proprio vero.<br />
Per lavorare tanti anni in certi contesti africani bisogna proprio essere impastati di speranza per poterla trasmettere agli altri.<br />
Oggi, 29 novembre, è proprio l’anniversario della morte di un’altra splendida figura di Volontaria, Antonia Simionato, che ha lavorato con noi e con Gino qui in Congo. Che donna!<br />
Persone come lei e come Gino lasciano un segno profondo nel cuore della gente.<br />
Qui in Congo, nelle due Zone di Ango e di Bondo c’è tanta gente che per merito loro ha fatto un vero salto di qualità nella loro vita.<br />
Il loro nome è una benedizione.</p>
<p><em><strong>p.Gianni </strong></em></p>
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