« | Home | »

Mabayi (Burundi), Gennaio 1969

By admin | gennaio 1, 1969

G.A.M. ’12 UN IMPEGNO EFFICACE AL SERVIZIO DELLA VITA

Mabayi (Burundi), gennaio 1969

Carissimi,

dopo un mese e mezzo di sole africano, fatico proprio a immaginare voi nel pieno dell’inverno con tutti i fastidi che esso comporta. Quella è forse l’unica occasione che frena il ritmo intenso della vostra vita, che riporta qualcuno a casa, per farlo riposare e pensare un po’ a se stesso.

Gli anni scorrono veloci e istintivamente ciascuno si pone delle mete da realizzare. Vorremmo sempre andare avanti e di anno in anno sentirci migliori: è giusto. Ma in questo nostro sforzo non
dobbiamo restare soli; è necessario guardare con “occhio nuovo” chi fa già parte della nostra vita.
Sapete bene che non è così facile!

Volersi bene, e tutto si riduce poi a quello, è anzitutto sforzo sincero per cercare di capirci per
quello che siamo. Tutti abbiamo bisogno di affetto e comprensione, ma dobbiamo essere anche disposti a concederla con gioia agli altri.

Vi ho lasciati con l’immagine di una strada lunga e polverosa che mi introduceva in un mondo
nuovo e tanto desiderato. Il mio diario è già gonfio di note e riflessioni, di viaggi e di incontri
interessanti.

Continuo a dipanare per voi il filo dei miei ricordi…
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-..-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.

La pianura che da Bujumbura corre per chilometri e chilometri verso le montagne è attraversata da un fiume grosso più o meno come l’Adda. L’unica differenza sono i coccodrilli e gli ippopotami!
Fino a dieci anni fa, qui pascolavano gli elefanti; ora i rari bufali e le gazzelle si allontanano sempre più dalla zona, gradualmente coltivata a cotone, banane e caffè. In mezzo a palmeti pieni di poesia, ma senza datteri, sono sorte centinaia di capanne povere e provvisorie, dove hanno trovato rifugio molti rifugiati congolesi scampati ai disordini del 1964-65.

Il confine è a due passi.
Dalla finestra dell’auto possiamo scorgere le montagne selvagge dove i Simba (ribelli) i Mercenari stranieri e soldati regolari si sono dati a vicenda una caccia spietata per tanti anni. Adesso che la calma è tornata, si spera che i fuorusciti ritornino al di là del fiume perché il terreno che occupano è troppo prezioso per un paese cento volte più piccolo del loro.

Lungo la strada corre l’unica linea ad alta tensione del paese; l’hanno impiantata gli Italiani,
e va da Bukavu (Congo) a Bujumbura. Anche per questo i Ministri del Burundi, se non vogliono
cenare al lume di candela, o mettersi a importare lampade a petrolio devono essere molto prudenti
nel trattare con le autorità congolesi.

Uscendo sparati da una curva in discesa, troviamo la strada semibloccata da un camion; neanche
a farlo apposta è proprio quello della missione: due ruote scoppiate quasi contemporaneamente,
cinque uomini che manovrano a fatica gomme e cerchioni, centomila lire evaporate in un soffio,
una giornata di lavoro persa … un guaio serio!

Lasciamo gli amici alle prese con le ruote da riparare e proseguiamo veloci.
Arriviamo in un attimo alla Missione di Kabulantwa, ancora in costruzione.
P. Renzo, ex impiegato di Banca, manovra sabbia e cemento ad un ritmo veloce; mancano pochi giorni all’inaugurazione. Il tempo di darci quattro amichevoli “pacche” sulle spalle, di mangiare un boccone condito di notizie fresche dall’Italia e di rimontare sull’auto, diventata a un tratto come di fuoco.

Dopo due ore di marcia, usciamo dalla strada principale per incontrare P.Anastasio partito in
safari sulla collina di Rugombo.
Alcuni ragazzi ai quali chiediamo informazioni spariscono di colpo fra l’erba; ci hanno preso per i soliti mercanti bianchi con i quali hanno forse vecchi conti arrugginiti.

Avanziamo allora piano piano fra piantagioni di banane e ci godiamo lo spettacolo di una natura
rigogliosa ed accogliente. Sulle colline le capanne cominciano a fumare. Mentre le donne preparano
la cena e gli uomini appena alzano il capo da lontano, i ragazzi a frotte gioiose, si spingono guardinghi fin sul ciglio della strada e poi salutano, salutano tutti con le mani tese.
Hanno riconosciuta la macchina del padre.

Tre dita restano dritte fra il pollice e il mignolo piegati: è il simbolo nuovo, lo slogan nazionale:
«Unità, Lavoro, Progresso»! Ma accanto al sogno dei politici che tentano di inquadrare le energie
del paese, c’è una realtà ben dura. Basta un colpo d’occhio per rendersi conto che qui la povert�
non è oggetto di statistiche complicate, o tema di discussioni alla moda.
Qui la povertà è intrisa nella manioca che i bimbi rosicchiano timorosi, è stampata su quei volti sporchi, sui vestiti laceri, è riflessa negli occhi che ti guardano stupiti e seguono in un guizzo la macchina veloce.

E’ un’impressione che di colpo ti scava nell’anima un malessere forte.

Quando, arriviamo a Mabayi è già notte, e da lontano ci godiamo la sorpresa più bella.
Fa un certo effetto la luce elettrica nel cuore della valle dove la vita si è rinchiusa sommessa nelle capanne. In Africa centrale, si sa, annotta presto; ma in compenso la vita per tutti incomincia all’alba.

Quando mi sveglio al mattino, non riesco a frenare quattro salti di gioia di fronte allo spettacolo
fantastico che mi si spalanca davanti. Quasi un anfiteatro di monti circonda la missione incuneata
al centro della valle. Una luce pulita, un sole già caldo e nell’aria tanti segni di una vita ripresa con gioia.
Alzo gli occhi verso la foresta dove urla strane e forti mi fanno pensare ai gorilla arrabbiati; non è che abbia paura, ma mi fanno un certo effetto.

Per i servizi igienici c’è giusto l’indispensabile: una “toeletta” (cioè una latrina) che riceve « visite » da oltre trent’anni senza lamentarsi, e per lavandino un ex-bidone addossato alla casa.
Non c’è posto per le complicazioni.

Le notizie che arrivano dall’Europa sono buone. Se tutti facciamo la nostra parte, la nostra
amicizia forte farà un sacco di bene.

FORZA GAMI Ciao a tutti. P. Gianni

Topics: '68 - '73 Burundi | No Comments »

Comments are closed.

Stampa questo articolo Stampa questo articolo