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Mabayi (Burundi), Novembre 1969

By admin | ottobre 31, 1969

G.A.M. ‘12 UN IMPEGNO EFFICACE AL SERVIZIO DELLA VITA

Mabayi (Burundi), novembre 1969

Carissimi,

sono in Safari a Rungogo, nel cuore di una vallata piena di gente in gran parte non cristiana. Vi scrivo che è già notte avanzata. E’ l’unico momento calmo della giornata, quando tutti si sono ritirati nelle loro capanne.
Questa è una succursale importante. Addossata alla vecchia chiesa c’è una casetta per il Padre, cioè: tre muri in più, un tetto in lamiera e una porta con mezza serratura.
Una grossa lampada a petrolio illumina il tavolo e metà della stanza. Le casse con i libri, il cibo e gli attrezzi della Chiesa e della cucina sono lì, sul pavimento di terra; addossato alla parete c’è anche un letto con il materasso. Non mi arrischio a togliermi le scarpe fin quando andrò a nanna, per via delle famose pulci penetranti; ma in fondo sono arcifortunato, perché durante tutta la stagione secca, solo quattro mi hanno « beccato ». Poi un ragazzetto esperto mi ha restituito la pace nei piedi.

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Vi scrivo senza complessi anche certi dettagli, ma vi prego di non immaginare la mia vita piena di avventure. Che sia un po’ più varia di un borghese soggiorno in Europa non lo metto in dubbio; ma il suo aspetto materiale, talvolta assai pittoresco, non è la cosa più importante.
Una certa dose di rischio c’è in tante situazioni, ma non è il caso di preoccuparsi. Ci viene magari la pelle d’oca per un momento, ma quando tutto è passato ci scherziamo sopra. Ne capitano poi tante e di così strane, che ci si fa l’abitudine, come si fa l’abitudine alla bellezza fresca ed esotica dell’Africa.
Quello che più conta, per noi missionari, è il fatto di sentirsi in ballo per una causa che riempie
totalmente la vita, che tiene impegnato il cuore e la mente giorno e notte.
E questo, credetemi, senza esagerare nulla. E’ proprio così! Dispiace solo che si è in pochi a tuffarsi in una vita del genere: ne vale la pena davvero.

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Vi ho promesso un progetto concreto da realizzare: ormai ci siamo.
Due righe per inquadrare un po’ le cose; al prossimo incontro i dettagli tecnici. Nella nostra zona di Mabayi, almeno per ora, non c’è spazio per cose grandiose; l’ambiente e la vita della gente non lo richiede.
Il progresso e l’educazione non sono come un vestito che si possa infilare con forza indosso a qualcuno; devono maturare dall’interno, gradatamente.
Noi siamo ancora alla fase di sgrezzamento, di rottura di tante e tante situazioni che impediscono una vera maturazione umana. E’ una fase che dura da 30 anni e ha assorbito tante energie senza dare risultati clamorosi; qualcosa comincia appena a muoversi a poco a poco.
Quelli venuti prima di noi hanno fatto molte cose belle; ci hanno passato la loro fiaccola e noi continuiamo nel solco già tracciato sperando di fare altrettanto bene.

Quest’anno in tutto il Burundi non sono state aperte nuove scuole. Si dice che mancano i soldi; ma corre voce che molti milioni destinati all’educazione nazionale sono « spariti » in modo misterioso.
E’ un fatto piuttosto grave.
Per quanto riguarda noi di Mabayi, le cose sono più o meno a questo punto: per una popolazione di 20.000 persone (cristiani e non) la percentuale dei ragazzi che trovano un posto a scuola si aggira sul 40%. Alla Missione c’è l’unico ciclo elementare completo: dalla prima alla settima. Il resto delle scuolette è disperso sulle montagne e in genere si riduce a un anno o due.
La selezione degli studenti è assai forte; molti abbandonano per incapacità, distanza, malattia, pigrizia o egoismo dei genitori. Negli ultimi anni, nelle classi di sesta e settima, le difficoltà si fanno più gravi: mancano le aule e gli insegnanti e non c’è alcuna speranza di averne in futuro.
Terminati i corsi elementari la massa dei ragazzi deve riprendere la zappa; ben pochi riescono a filtrare nelle Scuole Superiori. Contando università e seminario, scuole professionali, collegi classici e scuole di economia domestica, Mabayi ha solo quarantadue giovani che continuano gli studi o una certa preparazione professionale. E notate bene: la cifra comprende ragazzi e ragazze su un periodo di dieci anni.
E’ davvero una situazione seria.
Non che la gente muoia di fame: hanno banane e fagioli in quantità; ma di questo passo i nostri
Barundi rischiano di restare legati alla terra senza altra possibilità di scelta per la loro esistenza; e questo non è giusto!
Ma noi che possiamo fare?
Il fatto di essere stranieri e preti non facilita per niente le cose, anzi! Il governo è geloso della sua giovane indipendenza e ci tiene a comandare da solo; in teoria ha ragione: però il carro non marcia.
E troppi ragazzi restano senza scuola e un minimo di educazione. La gente è disorientata e sfiduciata; non sapendo che fare si è rivolta ai Padri, e noi ci sentiamo obbligati e contenti di dar loro una mano.
Così è stato deciso: se il governo non può darci le scuole, le costruiremo noi. La gente porter�
la sabbia e le pietre, scaverà la terra, cercherà l’acqua. Noi padri troveremo il resto: operai, ferro e cemento.
Saranno scuole belle, in muratura, con un tetto solido, un pavimento senza pulci, una lavagna e chissà… magari qualche banco… ma il governo le riconoscerà? Non importa!

Il vero problema è un altro: quello che preoccupa le famiglie non è un pezzo di carta del governo, ma l’educazione dei ragazzi. Che almeno loro possano guardare la vita e il mondo con una prospettiva più umana, che non sia solo un piatto di fagioli o una zucca di birra.

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Allora, GAM, ci state?
Noi abbiamo raccolto con impegno questa speranza della gente e siamo certi che si realizzerà. Volete delle cifre? Un’aula completa, dalle fondamenta al tetto, per cinquanta ragazzi, riusciamo a metterla in piedi con sole £ 750.000. Una sciocchezza.
Ne abbiamo in progetto un paio di dozzine, raggruppate a 2 o 3 nei punti più strategici della Missione.
Per voi del GAM ho riservato il progetto più bello e più grosso: Kirehe, la succursale esplosiva che vuole subito 4 aule.
Tre milioni di lire italiane ci basteranno. E di colpo, duecento ragazzi saranno sistemati; che ve ne pare?
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II ritmo del lavoro comincia a farsi sentire piuttosto pesante. Sarà la fedeltà al nostro impegno spirituale a sostenerci a vicenda. A presto ancora.
Forza GAM. Ciao a tutti.
P. Gianni

Topics: '68 - '73 Burundi | No Comments »

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